Don Sante: "Non lascio Monterosso"

Il parroco innamorato dichiara alle telecamere di sentirsi il "parroco morale" del paese e che ricorrerà contro la sospensione del vescovo. Poi anticipa: "Sto scrivendo un libro"

Padova - "Non lascio Monterosso, sarò il parroco morale della gente del paese che non accetta una imposizione di questo tipo, mi appello al diritto del popolo di decidere chi sia il suo pastore". Don Sante Sguotti, il prete innamorato, ha accolto con queste parole i giornalisti e le telecamere da lui stesso convocati nel retro diroccato di una casa al numero 27 di via Castello a Lovertino, frazione di Albettone (Vicenza), dove si è al momento trasferito. Soltanto due giorni fa il vescovo di Padova, Antonio Mattiazzo, lo aveva rimosso dalla sua parrocchia.

"Chi è senza peccato..." Sulla porta un cartello con la scritta "Chiesa Cattolica dei Peccatori" e mentre i suoi amici inalberano un cartello che annuncia, dal 16 al 18 novembre prossimi, un convegno ad Abano, don Sante aggiunge un nuovo capitolo ad una vicenda personale e religiosa che è diventata un caso nazionale. Riguardo alla scritta, che sembra avere un carattere ironico, don Sante spiega di sentirsi peccatore ma ricorda "chi è senza peccato scagli la prima pietra. Ciò che è più grave è voler giudicare".

"Innamorato, ma casto" Don Sante ha chiesto scusa al papa Benedetto XVI e ha precisato di non aver mai detto che i preti siano falsi. E sulla sua presunta paternità, ha tenuto a precisare: "Non ho mai ammesso di avere un figlio, ma sono innamorato da due anni. Due anni vissuti comunque castamente. L’unica regola trasgredita, quindi, è quella relativa all’innamoramento, niente altro". Le regole sono regole, ammette il sacerdote, ma "quando sono contro la dignità, l’uomo è chiamato a cambiarle". 

"Farò ricorso per la sospensione" Il parroco innamorato non risparmia critiche al vescovo di Padova, Antonio Mattiazzo, che lo ha sospeso: "Non hanno aspettato di leggere la mia memoria difensiva, hanno ascoltato chi mi accusa, ma mai coloro che hanno chiesto udienza per difendermi. Appena arrivati in parrocchia hanno dato la caccia ai soldi, prendendo possesso del conto corrente e bloccando anche quello del fondo di solidarietà ecclesiale". Per questo don Sante ha mostrato ai giornalisti un bauletto pieno di monetine. "Con questo ho pensato - ha detto - di organizzare una caccia al tesoro su queste colline". "Sono un parroco sospeso, il mio avvocato presenterà ricorso a Roma nell’arco di dieci giorni e se vincerò, come spero, potrò tornare al mio posto. Del resto le accuse contro di me sono ridicole e potrò dimostrarlo. Collaborerò al massimo con don Giovanni Brusegan, mandato a reggere la parrocchia. Non potrò dire messa, ma almeno concelebrare spero di sì".

"Vorrei conoscere Milingo" Non parla della donna che ama, non parla del figlio di questa, dice che gli piacerebbe conoscere monsignor Milingo e conferma che sta scrivendo un libro. "Mi piacerebbe molto - conclude don Sante - che tutti potessero sentirsi liberi di servire Dio, con o senza una famiglia. Mi batterò comunque sempre contro le ingiustizie, e il convegno di Abano servirà a porre la questione di tutti coloro che la Chiesa esclude dalla confessione e dalla comunione perchè sono divorziati".