Da don Santoro a Hrant Dink

Nel 1997 il primo attacco contro attività cristiane

da Istanbul

Una lunga scia di sangue, che parte dal Mar Nero e arriva a Istanbul, bagnando tutta la Turchia. E che ieri si è fermata a Malatya, dove tre persone sono state uccise in un attacco armato a una casa editrice che stampava libri sul cristianesimo. Nel passato altri attacchi, omicidi e aggressioni sono stati compiuti nel Paese contro case editrici cristiane o sacerdoti cattolici.

Il 14 settembre del 1997 a Gaziantep, nella Turchia meridionale, una bomba viene lanciata contro uno stand della locale Fiera commerciale in cui si vendono bibbie e altre pubblicazioni cristiane. Nell’esplosione resta ucciso un bambino di quattro anni e altre 25 persone restano ferite. Tre giorni dopo la polizia arresta sette membri del gruppo integralista islamico «Vasat» ritenuto responsabile dell’attentato.

Il 5 febbraio del 2006 a Trabzon (l’antica Trebisonda), nel nord della Turchia, un sacerdote cattolico, don Andrea Santoro (originario di Priverno) viene ucciso a colpi d’arma da fuoco nella chiesa di Santa Maria. Il 7 febbraio viene arrestato un ragazzo di 16 anni, Ouzan Akdil, che confessa l’omicidio spiegando che vi è stato indotto dalle vicende delle caricature di Maometto: vignette che, pubblicate su un giornale danese, provocarono quasi una rivolta nel mondo islamico.

Il 10 ottobre un tribunale condanna il ragazzo a 18 anni di carcere. Il 12 febbraio scorso la magistratura turca, che indaga sull’omicidio del giornalista turco-armeno Hrant Dink (avvenuto il 19 gennaio 2007) riapre l’inchiesta facendo l’ipotesi che l’omicidio di don Santoro non sia stato il «gesto di un fanatico isolato», ma che sia maturato negli ambienti dei «Lupi grigi».

Passano pochi giorni dall’omicidio di don Santoro e il 9 febbraio del 2006 a Izmir (l’antica Smirne) un prete sloveno, Martin Kmetec, viene aggredito e minacciato di morte da una decina di giovani «Lupi grigi», che gli gridano Allah-o-Akbar, Dio è grande.

La scia di sangue coinvolge anche cittadini turchi. Il 17 maggio 2006 il giudice della Danistay, il Consiglio di Stato, Mustafa Yücel Özbilgin viene ucciso per mano di un avvocato fanatico, Alparslan Arslan, perché aveva negato una promozione a un’insegnante che indossava il velo islamico subito fuori dall’edificio scolastico.

Il clima nel Paese è teso e torna a irrigidirsi il 2 luglio, quando a Samsun, sulla costa del mar Nero, uno squilibrato accoltella un sacerdote cattolico francese, Pierre Brunissen. L’aggressore, in questo caso, sembrerebbe uno squilibrato.

Lo scorso 19 gennaio la scia di sangue fa tappa nel quartiere di Osmambey a Istanbul. Ogun Samast, che ha 17 anni e proviene da Trebisonda, la stessa città del killer di don Andrea Santoro, uccide a sangue freddo in mezzo alla strada il giornalista armeno Hrant Dink. Dalle indagini emerge che la polizia era al corrente da tempo che si stava preparando un omicidio ai danni del reporter e che non ha fatto nulla per evitarlo. Ai funerali di Dink partecipano oltre 100mila persone. Un filo di speranza spezzato ieri a Malatya.