Don Vitaliano, addio al Prc: «Stavolta non mi turo il naso»

Il prete no global non andrà al seggio: «La sinistra mi ha deluso. Troppe ambiguità su Irak, lavoro e amnistia»

Giuseppe Salvaggiulo

da Milano

Don Vitaliano della Sala, prete no global, oggi andrà a votare?
«Ho deciso di no».
L’altra volta aveva votato?
«Nel 2001 e l’anno scorso Rifondazione. Intendiamoci: io non sono uno che non va a votare. Questa sarà la prima volta».
L’Unione non l’ha convinta?
«Non ho sentito una sola parola chiara su amnistia, ritiro dall’Irak, Cpt, unioni di fatto, precarietà del lavoro. Sarà deformazione professionale, ma nel Vangelo è scritto “Che il vostro parlare sia chiaro: si, sì, no, no!”».
Haidi Giuliani, madre di Carlo e candidata per Rifondazione, dice che è un errore astenersi.
«La capisco, ma non mi convince. Del resto nel movimento ci si distingue volendosi sempre bene».
Il desiderio di far perdere Berlusconi non è sufficiente?
«Si butta il peggio per il meglio. E l’Unione è solo il meno peggio. Non mi basta. Mi rifiuto di turarmi naso, orecchie, occhi e bocca».
Decisione sofferta?
«Molto. Ma da cristiano penso che dalla sofferenza possa nascere qualcosa di buono».
Non teme di essere strumentalizzato?
«Dal Giornale? (ride) Sì, ma sono rischi da correre. Forse anche ai vostri lettori farà piacere conoscere il disagio di una persona di sinistra, come c’è in tante di destra. Comunque ho deciso di parlare alla fine proprio per evitare strumentalizzazioni. Un mese fa sarei finito a Porta a porta... ».
Cosa ha fugato l’ultimo dubbio?
«Bertinotti che vuol fare il presidente della Camera. Se l’altro mondo possibile è questo, allora somiglia troppo al vecchio».
Non è una legittima aspirazione?
«Invece di fare la rivoluzione si accomoda su una poltrona istituzionale da cui non si cambiano le condizioni di vita delle persone».
Bertinotti l’ha delusa?
«Molto. Si è servito dell’ingenuità del movimento. Tanti ragazzi, dopo il G8 di Genova, hanno fatto politica con spontaneità, senza mire di potere. I partiti sono entrati nel movimento per usarli e si apprestano a scaricarli dopo le elezioni, quando diventeremo scomodi».
Con la candidatura di Caruso?
«Caruso, Farina... ce ne sono tanti. Ma io Caruso lo stimo. Il problema non è la sua candidatura, ma come è nata. Gli hanno dato poco tempo per dire sì, in modo da non coinvolgere il movimento».
Anche lei ha ricevuto un’offerta?
«Quest’anno no. Alle europee sì, da verdi e Rifondazione. Forse volevano mandarmi in esilio a Strasburgo. Un buon posto per un rompiscatole come me».
Perché rinunciò?
«Preferivo fare il prete».
Ma anche con la Chiesa cattolica i suoi rapporti non sono idilliaci.
«Per me il dissenso nasce dall’amore. Nella Chiesa come nella sinistra radicale».
giuseppe.salvaggiulo@ilgiornale.it