Donadi: "Disaccordo con Di Pietro"

L'ex pm rilancia: offese? Napolitano ascolti la piazza. Il numero due però si smarca e chiama il Quirinale. <strong><a href="/a.pic1?ID=324753">La base è stufa del monarca assoluto</a></strong>. Violante e Scalfaro: <strong><a href="/a.pic1?ID=324755">Tonino eversivo, il suo è reato</a></strong>

Roma - Si spacca l’Idv. Si smarca Massimo Donadi, capogruppo alla Camera: «Per me Giorgio Napolitano ha agito con saggezza, ha fatto bene». E se si defila pure il numero due del partito, significa che stavolta Antonio Di Pietro è davvero isolato. «Su questo argomento - conferma Donadi - tra Tonino e me c’è una differenza di valutazioni. Capita».

Capita, ma l’ex pm non cambia rotta. Anzi rilancia. «Io non ho offeso nessuno, tantomeno il presidente della Repubblica. Forse avrebbe fatto bene a stare lì ed ascoltare quella piazza, dove non c’erano né eversori né terroristi, ma i parenti delle vittime della mafia che chiedevano aiuto». Nessuna marcia indietro, ci mancherebbe altro. «Rivendico quello che ho detto - dice a Sky Tg 24 - e quello che Italia dei valori assieme all’associazione vittime della mafia ha fatto a piazza Farnese. In una democrazia si usa anche dissentire dalle decisioni del potere quando queste non sono condivise e condivisibili. Ripeto: non abbiamo offeso il capo dello Stato, ma abbiamo detto che non si può rimanere in silenzio rispetto a ciò che stava accadendo, perché il silenzio è mafioso e uccide».

Di Pietro parla e riparla per tutto il giorno in tv, sui giornali, nel suo blog, ripetendo gli stessi concetti. «Lo striscione in piazza Farnese non ce l’ho messo io e comunque non offendeva il presidente Napolitano. Le decine di video pubblicati in rete mi danno ragione. E ha ragione Beppe Grillo quando sostiene che questo è un Paese da rifare». La realtà, insiste, «è che quella manifestazione ha difeso la democrazia, ha difeso De Magistris, Forleo, Apicella, vittime pure loro della mafia che si infiltra nelle istituzioni e che uccide senza pallottole». Ne ha per tutti. «Centrodestra e centrosinistra che mi attaccano riflettano piuttosto su quella pagina nera che andata in scena al Senato con il caso Di Girolamo».

Parla con tutti Di Pietro ma non con il Quirinale. «Non c’è bisogno, non c’è nulla da chiarire». Così tocca a Donadi cercare di ricucire con una telefonata diplomatica pomeridiana. Il capogruppo Idv contatta il segretario generale del Colle Donato Marra «riconfermando la massima stima del partito nei confronti del capo dello Stato». Tutto il partito? «Sì, tutto - sostiene Donadi - perché il sostegno a Napolitano non è in discussione».

E allora? «Allora - risponde cercando di tenere uniti i cocci - c’è un dato oggettivo. Napolitano, di fronte ad alcune forzature della maggioranza come il lodo Alfano e le aggressioni alla magistratura, è stato parco di parole. Secondo me ha fatto bene. Considerando il contesto e la debolezza dell’opposizione, ha rinunciato a momenti di intervento ricavandosi così, quando dice la sua, un’autorevolezza che tutti gli riconoscono. Attraverso il dialogo con parti della maggioranza ha ottenuto dei risultati». Conclusione: «La prudenza del capo dello Stato porta Di Pietro a una valutazione di rimprovero e me a un’approvazione». E l’Idv alla spaccatura.