Donadoni: «Un Diavolo a cinque stelle? Ci ho giocato anch’io»

Buongiorno Donadoni, lei che al Milan è stato docente della fascia destra, ha qualche consiglio per Beckham?
«Guardi che stavolta Beckham potrebbe giocare come Gattuso o Pirlo. Non è più la classica ala destra. Anche a Madrid si è spostato, ha giocato come centrocampista più centrale».
Vero, però l’origine è quella. Ma allora lo vede più Gattuso o più Pirlo?
«Guardi, può giocare ovunque. Anche a sinistra. Io l’ho fatto senza gran difficoltà. Ovvio che il piede naturale è il destro. E con quello rientri per il cross».
Gli inglesi in Italia non hanno mai fatto gran figuroni...
«Giusto, ma credo che oggi sia diverso rispetto ad un tempo. Soprattutto nel suo caso: ha giocato anche fuori dell’Inghilterra. Può essere un problema per chi non ha vissuto altro calcio».
Ian Rush venne in Italia, eppoi rispedito presto: gli mancava il dribbling vincente. Serve?
«Casi diversi. Rush era un tipo alla Inzaghi: stoccatore, finisseur. Il dribbling non era fondamentale. Il ruolo a centrocampo contempla più qualità tecnica, disponibilità ed una mobilità che Beckham possiede».
Gli dia un consiglio: meglio un bel gol o i suoi cross?
«Chi fa gol piace di più allo spettatore. Ma in una squadra si guardano anche altre cose: gli assist, un cross ben rifinito, quello che Bechkam ha sempre fatto. Ed anzi, ora ha più esperienza rispetto a 6-7 anni fa».
Se dovesse elencare le sue qualità?
«Ottimo calcio, buona visone di gioco, passaggi di 30-40 metri, palle lunghe che mandano i compagni in rete».
Solo due mesi: sarà in forma al momento dei saluti...
«Ancelotti ha parlato chiaro: gioca se sta bene. Se serve. Sennò niente problemi. Il problema vero lo crea la stampa: se gioca, perché gioca? Se non gioca, perché non gioca? Credo sia un’occasione che il Milan e Beckham debbano sfruttare nel modo migliore. Altrimenti sarà controproducente per tutti».
La difficoltà maggiore?
«È fondamentale l’aspetto fisico. Quando uno come lui sta bene fisicamente, la qualità tecnica viene da sola».
Ce lo vede nel Milan a 5 stelle?
«Può funzionare. Gli è accaduto nel Real Madrid con Roberto Carlos, Ronaldo, Raul, Zidane, gente dal valore stratosferico».
In Italia è storia diversa...
«Perché? Quando giocavo nel Milan c’erano 4-5 uomini di alta qualità tecnica. E ci stavamo tutti, serve essere collaborativi».
Oltre a lei?
«Dico Van Basten, Rijkaard, Gullit, Evani, Maldini e Baresi».
Evani forse con meno qualità nei piedi?
«Scherza? Il sinistro di Evani valeva il destro di Beckham».
Un po’ di nomi: Bruno Mora, Jair, Meroni, Conti, Causio, Donadoni, Camoranesi. Un particolare che avvicini qualcuno di questi, che hanno giocato in Italia, a Beckham e viceversa?
«Fosse per me eviterei paragoni. Quando giocavo mi davano fastidio e non perché fossi particolarmente geloso o invidioso. C’è troppa diversità nei tempi. Sono unici nella bravura. Camoranesi gli rassomiglia un po’ per la duttilità a proporsi esterno e centrocampista. Giocano nella stessa epoca e questo li accomuna un po’ di più».
Cosa direbbe a Beckham circa i nostri terzini?
«Troverà vita dura. Deve essere pronto. Credo lo sappia bene. Qui c’è più furbizia, nel senso positivo, e scaltrezza dal punto di vista tattico».
E che ne dice del vezzo di cambiare scarpe ad ogni partita?
«Beato lui che ci riesce. Mi sembra una comodità più che un vezzo. Per me sarebbe stato complicato. Ma ormai anche le scarpe sono così perfette che non ti sembra di cambiarle. Come il tennista con la racchetta. La rompe e gioca subito con un’altra. Inchiniamoci alla tecnologia».