Donadoni: "Dimissioni? Non ci penso neanche"

Il ct azzurro non molla: "Lasciare? Non mi passa nemmeno per l'anticamera del cervello. Non è un rigore sbagliato che fa cambiare il mio parere". Ma Lippi è in arrivo: 600mila euro di buonuscita a Donadoni

Baden - Aggrappato alla panchina. E alla convinzione di aver fatto tutto il possibile. "Dare le dimissioni? Non mi passa per l’anticamera del cervello. Non è un rigore sbagliato a far cambiare il mio parere su un Europeo, sarei uno stupido: se avessimo vinto, oggi saremmo tutti bravissimi". Roberto Donadoni, il giorno dopo l’eliminazione dell’Italia dagli Europei, non molla il suo posto. Il ct aggiunge di essere "sereno in attesa della decisione della federcalcio sul mio futuro". Quindi una valutazione del cammino in Austria e Svizzera: "Non sono stupido e non cerco alibi. Sarebbe troppo facile nascondersi e cercare scuse. La squadra era arrivata qui in queste condizioni, hanno dato fino all’ultima goccia di sudore. Se parliamo del risultato, non ci vuole Zichichi per dire che non è straordinario. Ma il comportamento della squadra, quello sì, io lo ritengo straordinario".

Lippi chi? Tenta di farsi coraggio dopo la sconfitta bruciante il tecnico bergamasco e prova a scacciare l'ombra di Marcello Lippi che (ben da prima dell'inizio degli Europei) aleggia sopra la panchina azzurra. Voci di corridoio dalla Figc danno "mister campione del mondo" già sul legno italiano il 20 agosto per l'amichevole contro l'Austria e il brizzolato bergamasco liquidato con 600mila euro di buonuscita. Glielo fanno notare in conferenza stampa, ma Donadoni si scompone all’idea del ritorno dell’ex ct azzurro. "Veramente è quindici giorni che si scrive del suo ritorno" risponde. E attacca: "Comunque da quando sono qui ho deciso di non leggere le critiche, né quelle in positivo, né quelle in negativo".

Difesa-difesa-difesa Non si lascia mai andare Donadoni, figuriamoci il giorno dopo la sconfitta con gli spagnoli: "Io sono tranquillo - aggiunge sul suo contratto -. Si parlerà e si valuterà la situazione. Se voi avete notizie più fresche e diverse..." dice il ct. Quindi il pensiero torna ai rigori fatali. Un fil rouge nella carriera di Donadoni: "Sono situazioni che rientrano nella logica delle cose" ammette. E la mente correm all'errore dal dischetto nella semifinale ai Mondiali del ’90 (contro l'Argentina) e in finale ai Mondiali del ’94 (contro il Brasile). Senza dimenticare quello sbagliato a Euro '88 in Germania. Il bilancio del commissario tecnico non è comunque negativo: "Qualcuno ha chiamato il nostro gruppo il girone della morte, esagerando un po'. Ne siamo usciti bene. Abbiamo fatto il nostro percorso fino a questo punto, abbiamo fatto il massimo".

Colazione con Abete "Appena un’ora fa, a colazione, ho parlato con il presidente Abete. Ho semplicemente detto di esser felice di aver vissuto questi due anni" spiega Donadoni dalla sala stampa del ritiro azzurro aggiungendo di avere "un rapporto umano che mi piace" con il presidente federale, ma anche di non voler rivendicare se merita o meno una riconferma. "Rispetto il ruolo di chi deve decidere - ha ammesso - non mi piace sponsorizzare nessuno e nemmeno me stesso. Quello che ho fatto è sotto gli occhi di tutti, non cerco appoggi di nessun tipo". Però, dentro, il serpente a sonagli del nervoso attanaglia il ct: "Ho tanta rabbia in corpo, ma non ho particolari rimpianti. Non posso dire ora se sarebbe giusto o ingiusto che la Federcalcio rescindesse il mio contratto".