Donadoni e Cassano: Europeo a sorpresa

Per il ct contratto fino al 2010: &quot;Se perdo vado via&quot;. Tra i 24 chiamati c’è pure il barese: &quot;Non è più una scommessa&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=263163" target="_blank">Alex&Antonio, la coppia</a></strong> che può far decollare l'Italia

Roma - Un gruppo di 24 elementi (da ridurre di un’unità fra sette giorni) di quindici club diversi - ben cinque stranieri - con il ripescaggio in extremis di Antonio Cassano. Ma soprattutto un contratto rinnovato fino al 2010, «blindato» da una clausola libera di rescissione. Parte così l’avventura europea di Roberto Donadoni: la rosa che da domenica pomeriggio lavorerà a Coverciano comprende 14 campioni di Berlino, ma anche il talento barese che il ct non aveva più chiamato dal settembre 2006, pur tenendolo «sotto osservazione» da almeno cinque mesi.

E nel giorno delle convocazioni, il ct bergamasco e la federcalcio hanno voluto mettere la parola fine sul tormentone contratto. Una storia durata mesi tra discussioni, contatti e fumate nere. Tutto iniziò subito dopo la qualificazione agli Europei conquistata in Scozia, con le prime incertezze in via Allegri sulla conferma di Donadoni al termine della rassegna austro-svizzera; proseguì con la proposta di un rinnovo legato al raggiungimento dell’obiettivo minimo della semifinale, ipotesi non gradita dal ct; si interruppe con il comunicato congiunto prima dell’amichevole ad Elche con la Spagna del 26 marzo scorso, che «congelava» la situazione fino al termine dell’Europeo. Ieri mattina l’accordo.

«Per ora c’è una stretta di mano che rappresenta la forte volontà di continuare a lavorare insieme», precisa il presidente federale Abete, capo-delegazione in Austria e Svizzera (il vice sarà Gigi Riva). Il nuovo contratto, stilato alle identiche condizioni di quello precedente, prevede una clausola di rescissione, esercitabile da entrambe le parti entro dieci giorni dalla fine dell’avventura azzurra a Euro 2008. In pratica, se la federcalcio deciderà di rescindere il contratto, pagherà al ct un risarcimento pari al 50 per cento del compenso al netto (circa 400mila euro). E se Abete chiarisce che il futuro di Donadoni «non è collegato ai risultati in quanto tali, perché in una competizione si può arrivare ad un esito migliore in maniera immeritata o si può andare peggio pur giocando benissimo», il ct non fissa nessun obiettivo minimo: «Mi va bene l’atto di stima del presidente». Precisando però che «se il rendimento della squadra non sarà all’altezza della situazione, sarei io il primo a togliere il disturbo». Logico comunque pensare a un divorzio (e ad un eventuale ritorno di Lippi) se l’Italia non arriverà fra le prime quattro.

Per raggiungere l’obiettivo, Donadoni si giocherà la carta Cassano. Inserito nella rosa dei 24 «tra i quali non ci sono riserve», sottolinea il ct. «Dobbiamo smetterla di parlare di scommesse - dice in riferimento al barese -. L’ho detto anche a lui: di scommessa se ne può parlare a 16 o 17 anni. Il periodo è finito anche per lui. Cassano ha una grande possibilità: sa cosa significa stare in questo contesto, sa cosa significa essere in un gruppo e si adeguerà. Rientra in quella categoria di giocatori che non si conoscono da quest’anno, quello che può dare in termini tecnici lo so benissimo. È una valutazione che ho deciso di fare per una questione di completezza di rosa».

E se al momento l’outsider del gruppo sembra il viola Montolivo (uno degli otto centrocampisti, il reparto più corposo numericamente), l’ingresso del barese potrebbe mettere a rischio taglio anche Borriello e Quagliarella. La decisione il 28 maggio, uno rimarrà deluso e si unirà idealmente ai milanisti Inzaghi - al quale non è bastato il folgorante finale di stagione - e Oddo, già tagliati fuori. «Per Inzaghi non è un’esclusione dettata dall’età, ma solo da una scelta tecnica», precisa il ct.

Nel gruppo, ma la scelta era maturata già da un mese, ci sarà anche il bomber del campionato Alex Del Piero: «Nella prima parte della stagione ha avuto difficoltà, poi è cresciuto e si è conquistato la maglia azzurra. Del Piero non rappresenta un esempio di attaccamento alla Nazionale, perché l’attaccamento ce l’hanno tutti. Un professionista gioca per il proprio club e cerca di dare il massimo. E così ha fatto lui».