Donadoni e i piccoli passi azzurri «Torna lo spirito del mondiale»

Il ct, dopo la vittoria in Georgia, si sente finalmente «più accettato rispetto all’inizio»

Franco Ordine

«Lo spirito della Nazionale di Tbilisi si avvicina a quello del mondiale». Nella politica dei piccoli passi in avanti, Roberto Donadoni avanza insieme con la classifica del girone europeo e la speranza, fondata, di tornare a contare per la qualificazione oltre che nell’immaginario collettivo. Già perché dietro le aspre censure che scandiscono le prove degli azzurri da Berlino in avanti, il ct continua a cogliere pregiudizi e rancori che riguardano la sua persona e il suo ruolo, la sua nomina voluta da Guido Rossi e firmata da Demetrio Albertini per capirsi meglio. E di questo continua a dolersi a ragione perché il lavoro di un Ct va giudicato sulla base dei risultati, della resa e della fattura del gioco non certo per altro, per il suo passato, la sua giovane età, il valore dello staff.
«Mi sento più accettato rispetto al passato» è la confessione che punta a ricacciare indietro le stoccate velenose ricevute martedì scorso all’atto di declinare la formazione, i troppi dubbi esibiti divennero invece che materia di discussione fonte di velenosi appunti («non ha idee chiare, 5 dubbi su 11 sono troppi», ecc). «Lunedì a Roma, prima di volare a Tbilisi, nove azzurri su undici sapevano di giocare» è la frase che Donadoni spende con i suoi intimi per confermare appunto la lettura di quella frase, una frase a effetto, dall’effetto sbagliato vogliamo aggiungere noi che non siamo schierati certo dalla parte dei fucilieri del Bengala e non l’abbiamo mai considerato un abusivo come gran parte dei giornali italiani.
Lo spirito si avvicina a quello del mondiale, il Ct si sente più accettato al pari della Nazionale che adesso può “giocarsela con chiunque” secondo uno schema scontato ma nel frattempo sono i rapporti interni al club Italia che hanno bisogno di una registrazione. Donadoni si muove in punta di piedi ma usa la scimitarra per tagliare i nodi. Cassano finisce in panchina nel Real Madrid? E lui lo lascia in Spagna a fare i conti con Capello. Del Piero non incanta contro l’Ucraina? E lui lo prende da parte, gli parla chiaramente, senza ipocrisie, incassa il disappunto dell’interessato, ma in modo franco e leale, senza giochino di prestigio spedendolo in tribuna. Gilardino è rimasto a Milanello, Zambrotta ha saltato la Lituania prima di tornare al comando della corsia preferita, Nesta ha visto spuntargli davanti, nei dintorni dell’Ucraina, Materazzi che ha sempre occupato una graduatoria diversa rispetto al milanista.
Così fa con tutti, verrebbe da aggiungere. Anche con Pirlo, a causa del cambio contro la Georgia, c’è stata qualche incomprensione. Al culmine di un viaggio di ritorno allucinante (a bordo dello scomodissimo charter Eurofly svenimenti di un cronista, discussioni polemiche per l’occupazione di posti e partenza ritardata dall’aeroporto georgiano) spiegato il motivo di quel colloquio fitto fitto ripreso dalle telecamere: perché il milanista, che aveva sofferto fino ad allora una posizione stravagante, voleva approfittare dell’uomo in più, dopo l’espulsione di un georgiano e il 2 a 1 di Camoranesi. «Gli ho spiegato che avevo preparato il cambio da tre minuti e non era carino col suo collega che si stava scaldando a bordo campo», la spiegazione semplice semplice pronunciata all’orecchio di Pirlo, tornato conciatissimo e rimasto a riposo (salterà la Samp, ritornerà a Bruxelles in Champions).
Da oggi in avanti e per cinque mesi (la prossima sfida per l’europeo è fissata per il 28 marzo contro la Scozia) la Nazionale andrà in letargo. L’appuntamento più vicino è per il 15 novembre a Bergamo ma in quella occasione, amichevole con la Turchia, il Ct chiamerà le seconde linee per dare loro l’opportunità di giocare una prova sotto i riflettori. Del Vecchio e Di Natale, Pasqual e Mauri, Di Michele e qualche scoperta del campionato comincino a scaldare i muscoli.