Donadoni a Kiev ritrova l’Italia Il regalo glielo fa Di Natale

Gli azzurri passano in casa dell'Ucraina (2-1) con due gol della punta dell’Udinese. Shevchenko ci spaventa, Buffon ci salva. Da Parigi la sorpresa: <strong><a href="/a.pic1?ID=205762" target="_blank">la Scozia batte la Francia</a></strong>

Kiev - Credete a quel che vedete: la piccola e operaia Italia, di Totò Di Natale, riesce a stregare Kiev e l’Ucraina e a regalare tre punti preziosissimi per la qualificazione europea. Due gol del napoletano, reduce da un clamoroso litigio con il suo club, l’Udinese, segnano il ritorno al successo della nazionale. Decisivi per mettere a tacere lo strepitoso Shevchenko. Tutto suo il merito della orgogliosa risposta ucraina. Fra traversa, punizioni al fulmicotone e quel gol maturato a metà della ripresa, ce n’è abbastanza per lustrarsi gli occhi e per far sapere a Mourinho che il suo è un pregiudizio intollerabile.

Vince l’Italia, abbracci e baci per Donadoni, sempre più in sella, e situazione di classifica praticamente capovolta, grazie al clamoroso successo della Scozia a Parigi. L’Italia è seconda, dietro i gonnellini scozzesi, se ne resta a guardare la Francia a dimostrazione che quello 0-0 di San Siro non è da esibire proprio come una gran bella conquista. Nemmeno quella di Kiev, in realtà, è una serata di calcio memorabile. Si salvano in tre o quattro, per esempio Buffon, nella ripresa, per esempio Pirlo, un mostro di bravura, per esempio Cannavaro, decisivo nel tenere botta alle unghiate degli ucraini e in particolare di Shevchenko. Per fortuna che dalle nostre parti, a volte, fioriscono anche dei calciatori come Totò Di Natale, alla prima doppietta in azzurro. Chissà per quanto tempo ne serberà il ricordo.
Oleg Blochin, il ct di casa, è un difensivista di razza: al suo cospetto, la buonanima di Oronzo Pugliese, impallidirebbe. Schiera l’Ucraina in una sfida da vincere a tutti i costi, alla vecchia e antica maniera del mago di Turi: libero staccato dietro, quattro difensori in linea, più quattro centrocampisti, due dei quali, con molta buona disponibilità, provano a dare una mano a Shevchenko, isolato. Sulle prime Sheva, ignorato dal suo Chelsea e da Mourinho basta e avanza per riscaldare i 40mila dello stadio e per togliere convinzione e fiducia agli azzurri. La sua prima sassata, su punizione, dopo appena 4 minuti, schianta la traversa di Buffon, rimasto sorpreso nell’occasione, e più avanti quasi scioccato dall’evento. A metà frazione, sempre Shevchenko, da distanza quasi chilometrica (30 e oltre metri) costringe Buffon a utilizzare i suoi pugni d’amianto per deviare il proiettile indirizzato al centro della porta. L’Ucraina è tutta qui, racchiusa nel bozzolo del caro, vecchio Sheva.

L’Italia comincia in maniera anonima e insicura, tradendo un paio di evidenti lacune: la prima riferita ad Ambrosini, la cui presenza, come scudo protettivo davanti alla difesa, risulta discutibile; la seconda attiene alla performance di Perrotta, molto scadente, chiamato in campo a dispetto di ogni precedente (il più in forma nella Roma è Aquilani e lui non gioca). Le uniche due giocate di rilievo segnalano il piedino fatato di Di Natale (lancio per Iaquinta, toh, chi si rivede), murato dai difensori in giallo, e sottolineano la bella apertura di Panucci per Di Natale avvitatosi su se stesso nell’occasione. Dal cappello a cilindro del solito Pirlo, nel finale del tempo, viene fuori un cross liftato che la testolina di Totò Di Natale devia dritto dritto nell’angolo scoperto del portiere di casa.

Per convincere Blochin a schierare la seconda punta, Voronin, devono trascorrere quasi 20 minuti della ripresa. Nel frattempo l’Ucraina, tanto per cambiare, si esalta al tiro con il solito Shevchenko, liberato sullo spigolo di sinistra da dove può mettere alla prova i riflessi di Buffon, rianimato e sicuro. Sheva pone il sigillo, meritatissimo, al pareggio dell’Ucraina, ad oltre metà della seconda frazione, sullo sviluppo di un calcio di punizione nel quale Iaquinta e Aquilani non sono proprio puntualissimi. La stoccata di Sheva trafigge Buffon, incolpevole. Appena Ambrosini, in pressing, conquista un pallone e trova il varco utile per Di Natale, la serata di Totò, e degli azzurri, diventa inimitabile con il secondo sigillo. Il resto delle emozioni provengono da Parigi. Ed allora diventerà decisiva la trasferta del 17 novembre a Glasgow.