Donadoni: "Noi ostaggi, ho la nausea"

Durissimo il ct della Nazionale: "Ho la nausea che sale fino alla gola, viene voglia di buttarla fuori. Siamo ostaggi di questa violenza, non si può essere schiavi in questo modo. Fermiamo il calcio, anche tre mesi se necessario"

Firenze - "Quel che è successo a Bergamo e poi a Roma è follia pura. È una di quelle volte che ti viene la nausea fino alla gola e hai voglia di buttarla fuori". È durissimo il commento di Roberto Donadoni, ct della nazionale campione del mondo, alla giornata di violenza seguita ieri all’uccisione del tifoso della Lazio. " Credo anche io che siamo ostaggi di questa violenza, ma non si può essere schiavi a questo modo". "Sono tutti bravi a dare giudizi dopo ma nell’intermezzo tutti noi ci adoperiamo poco per migliorare". Donadoni chiede di fermare polemiche a accuse reciproche su perché si è giocato o non giocato, all’indomani della giornata di violenza seguita all’uccisione di un tifoso laziale in un autogrill. "Fermare il campionato ieri? Tutti si sentono in dovere di diventare giudici di quel che si doveva o non si doveva fare" ha aggiunto il ct dal raduno di Coverciano dove gli azzurri cominciano oggi la preparazione di Scozia-Italia. "Cosa bisogna fare? Dobbiamo dire tutti basta ed essere un po' meno ipocriti. Se continuiamo così di vivibile resterà davvero poco".

Fermare il calcio Fermare il calcio dopo la giornata di follia ultras, da Bergamo a Roma: all’indomani della tragica morte del tifoso laziale e della guerriglia ultras, il calcio si interroga sulla proposta di un nuovo stop, anche lungo. "Se fossi certo che fermarsi eliminerebbe il problema della violenza, ci metterei la firma subito, anche per tre mesi". Il parere di Roberto Donadoni, cittì della nazionale azzurra. "Ma siete certi - ha aggiunto il tecnico - che basterebbe come soluzione? Quel che è successo ieri toglie entusiasmo e forza. Ma bisogna reagire. Se invece pensiamo che basta fermarsi anche per un periodo lungo, allora siamo degli illusi. Ho visto le immagini di Bergamo, quei tifosi che rompevano una vetrata per interrompere una partita, e poi si facevano fotografare lì come fosse un trofeo: questo è il segno di che valori abbia certa gente. E anche questo, a suo modo, è una tragedia".