Donadoni, lo sfogo del ct: "Basta giocare sulla mia pelle"

L'allenatore della Nazionale risponde alle critiche: "Prima la Scozia, poi i processi. Ancelotti azzurro? Anch’io sogno il Real". Oltre al caso del tecnico rossonero anche quello di Del Piero. Galliani chiama: "Il Milan non c’entra"

Firenze - Forse ha ragione Rino Gattuso quando dice che chiunque avesse accettato l'eredità di Lippi avrebbe pagato lo scotto. Chiunque, anche lo stesso Lippi. O, forse, l'istantanea più attinente è quella scattata da Fabio Cannavaro: «Chi sta meglio tra Donadoni e Capello? Obiettivamente una bella lotta. Ma voto il ct, in Italia perlomeno si risparmiano i cartoni animati!».

Di sicuro c'è la consapevolezza che riusciamo ad esaltarci e a superarci solo quando la contestazione assume i toni più vivaci. Successe in Spagna nel 1982, l'esperienza si è poi ripetuta nel mondiale tedesco. Se leggiamo in questa ottica lo sfogo (polemico) di Donadoni c'è allora da guardare a Bari e al futuro del girone con misurato ottimismo. Il ct non accetta di finire sotto il fuoco amico della critica. «Per quattro mesi sulla nazionale c'è stato silenzio: poi in una settimana sono state scritte e dette tante di quelle bugie che sarebbe stato possibile realizzarci un’enciclopedia. Vorrei solo poter lavorare senza dovere, ogni giorno, combattere con questa rottura di scatole (i contatti con stampa e tv, ndr). Le critiche comunque mi scivolano addosso, vado avanti per la mia strada nel rispetto dei dirigenti e dei giocatori. Questo è un ambiente che tutti frequentiamo da anni, non sono nato ieri. Ma non vorrei che si confondesse la mia buona educazione col fatto di non avere attributi. Lasciate la nazionale tranquilla, non facciamo processi prima del tempo. Ci vuole buon senso. Sabato, pur non avendo giocato, considerando i risultati della concorrenza, sembra che l’Italia sia andata a fondo. Io dico: aspettiamo l’esito del campo prima di criticare. Sappiamo di giocarci una grossa fetta di credibilità con la Scozia ma sapevamo anche che il nostro era un girone duro, da combattimento. Abbiamo incontrato qualche piccolo contrattempo ma mi sembra che si stia seguendo una strada precisa. Sono sotto accusa per il numero, ritenuto eccessivo, dei convocati. Ma nelle prime gare sono sorti problemi contingenti, mi sono dovuto un po’ arrangiare».

Gli infortuni, il braccio di ferro con Totti, le voci ricorrenti che fanno di lui un precario, nonostante le assicurazioni di Pancalli e gli attestati di stima del presidente in pectore Abete, evidentemente hanno lasciato qualche segno anche in uno che sventola «non sono nervoso» in una vigilia che resta comunque delicata. «Leggo che Ancelotti aspirerebbe a succedermi, nessun problema con lui, aspirazione legittima, realizzabile quando avrà concluso il suo lavoro al Milan. Anch'io ho un sogno, vorrei allenare il Real e non credo di essere censurabile per questo». Insomma scorie velenose di un’amicizia trasformata in rivalità e che una provvidenziale telefonata, partita da via Turati, al termine della scorsa settimana (Adriano Galliani alla cornetta) ha provveduto a correggere. Colloquio sereno e chiarificatore tra il vicepresidente vicario del Milan e il ct. «Guarda Roberto, nessuno di noi pronuncerà una sola parola per mettere in difficoltà un esponente del Milan degli invincibili» la dichiarazione di eterna gratitudine espressa dal vice Berlusconi. Donadoni ha apprezzato il gesto e incassato il pegno d’amore rossonero. Ha capito che i gufi volano altrove.
Concluso lo sfogo, largo ai pensieri positivi tutti provenienti dal blitz effettuato sabato scorso a Glasgow ai margini di Scozia-Georgia. «Ho avuto conferme e ricavato nuove impressioni in diretta. L'avversario è di buon livello ma conta solo vincere, per la nostra classifica. Sulla formazione come al solito deciderò l'ultimo giorno: chi andrà in campo dovrà offrire le massime garanzie». A cominciare da Perrotta che ha ripreso a lavorare in gruppo e sul cui recupero Donadoni sembra contare per finire a Buffon, il portiere rimasto fermo per precauzione (convocato come terzo portiere, a sorpresa, de Sanctis dopo che Amelia aveva partecipato alla prima parte del raduno). L'alternativa al giallorosso si chiama Del Piero, schierato dietro le punte nel test infrasettimanale di cui sopra.