Donadoni snobba i francesi rissosi e "convoca" Cassano

Il ct azzurro: "Non faccio il gioco di Domenech". E flirta col barese: "Spero che per lui sia la volta buona. Mi spiace vedere i nostri giovani all'estero"

Milano - Ricominciare dall’Ungheria senza pensare alla Francia pare impresa impossibile. Sotto un cielo che annaffia San Siro come fosse già autunno, Donadoni rivede la sua nazionale dopo la pausa estiva, una trasferta a Budapest per ritrovare il gruppo che chiuse con sei punti le trasferte alle Far Oer e in Lituania, ma non si riesce a distogliere l’attenzione dal doppio incrocio che tra l’8 e il 12 settembre (Francia e Ucraina a Kiev) inchioderà l’Italia al proprio futuro. O dentro (agli Europei) o fuori (davanti alla tv). Di suo il ct ci mette tutto il mestiere possibile, ma se oltre le Alpi hai unocome Domenech che spara pallettoni un giorno sì e l’altro pure, bisogna per forza (e ragione) giocare in difesa se non si vuole alimentare l’incendio. «Non mi va di sprecare energie per cose che non mi riguardano. Se diamo risalto a quello che dicono facciamo il loro gioco, quello di fomentare e ingigantire una partita». Se non traballa su Domenech, figuriamoci poi con la liaison dangereuse Materazzi-Zidane. Donadoni non c’era, non è affar suo: «Ancora con questa storia, stare ancora qui a parlarne mi fa sorridere. Forse c’erano spazi vuoti da riempire sui giornali... Per me conta il campo, il resto è solo coreografia e business».

E la Francia sarebbe anche archiviata. Almeno fino al prossimo petardo di Domenech. Prima di prendere aria, e Donadoni vorrebbe farlo in fretta, al ct tocca ributtare nel giardino del nemico un’altra polpetta avvelenata. Pare che qualche grande, dicono Milan e Juve, non abbia accolto le convocazioni per Budapest proprio a braccia aperte. Insomma, ragionerebbero i club, che bisogno c’era di chiamare i big per un’amichevole estiva e a tre giorni dal campionato? Donadoni prima dribbla alla vecchia maniera, poi punta in area: «Io di lamentele non ne ho ricevute. Quindi il caso non esiste. E comunque non capisco, se i giocatori non vengono in nazionale si critica, se vengono si critica: la verità è che qui non si è mai contenti. Come si fa a provare la nazionale senza i giocatori?». E poi, chiude il ct, basta: «Le polemiche le lascio fare a chi si diverte a puntare il dito contro qualcuno».

E insomma a Budapest si svolta. Senza Totti («Non è mica andato a fare il ragioniere, ci meraviglierà ancora, ma con la maglia della Roma ») e Nesta, e con la barra a dritta verso l’8 settembre. Detta così mette un po’ paura, ma l’obiettivo della trasferta ungherese è proprio questo: ritrovare e riprovare il gruppo, un lavoro di bilancino tra chi è già in forma (Toni su tutti) e chi invece deve ancora affinare gambe e fiato. Proprio il centravanti del Bayern si riappropria della boa azzurra, centro di smistamento preferito da Donadoni. Intorno a lui gravitano Inzaghi («Non fatelo diventare il Pelè della situazione, ha fatto quello che fa da sempre: i gol», dice il ct) e Quagliarella, bijoux pronto a diventare gioiello. E allora si parla di chi non c’è. Non ci sono gli emigranti (Lucarelli, Bianchi e Rossi) e Donadoni (con lui anche Toni: «Peccato vedere andar via i giovani» dice herr Luca) mostra di non gradire la deriva presa dalle società italiane. «È una situazione che ci deve far riflettere. Capisco che dietro certe scelte ci siano strategie di mercato, mapersonalmente mi dispiace veder partire così tanti giocatori ».

Per consolarsi, Donadoni può guardare verso Genova, dove Antonio Cassano ha chiesto asilo. «Mi ha chiamato prima che accettasse la Sampdoria, ha trovato qualcuno con cui confidarsi e non solo su argomenti calcistici. Mi fa piacere. Anche che abbia capito chi è il sottoscritto ». Orgoglioso di questa fiducia, il ct esplora il futuro del barese: «Mi auguro che sia la volta buona per la sua definitiva esplosione. Il tempo passa per tutti». Eda qui alla notte di Italia-Francia, via Budapest, sarà un lampo.