Donadoni: "Totti e Nesta? Non ci mancheranno"

Da Domenech a Matarrese, il ct azzurro parla della prossima stagione, degli impegni dei campioni del mondo, della lotta per lo scudetto e di mercato: "La storia della nazionale è piena di grandi giocatori che hanno saltato grandi appuntamenti. E quando fai una cosa contro voglia la fai male"

Caro Donadoni, per la sua nazionale sarà davvero, come suggerisce lo spot di Sky, «un’annata speciale»?
«Non lo so, io non ci sono in quello spot».

Alt, qui c’è puzzo di bruciato: cosa non va in quello spot, la presenza di tutti, Lippi compreso, tranne lei?
«Scherzo, passiamo all’argomento. Sarà un’annata davvero difficile, per cominciare, in perfetta traiettoria con quello che è successo nei mesi precedenti. E io farò conto su un gruppo di azzurri altrettanto speciale: questa è la mia garanzia».

Si comincia il 26 agosto, con una settimana di ritardo rispetto alle sue richieste: è davvero convinto che 7 giorni in più l’avrebbero aiutata?
«Un aiuto me l’avrebbero dato, di sicuro. Non so se grande o determinante. Basta dare un’occhiata alle amichevoli di questi giorni: non vedo in giro squadre brillanti, rodate. Immagino che sarà così anche il 22 a Budapest con la nazionale».

Il contenzioso con Matarrese è chiuso?
«Nessun problema con don Tonino, andiamo avanti».

Ha letto dell’ultima «sparata» del suo collega francese Domenech?
«Certo. Non dico nulla nel merito, aggiungo solo che ciascuno si deve assumere la responsabilità di quel che dice».

Vuole mettere pressioni sull’Uefa per la sfida fondamentale di San Siro?
«Non so cosa voglia fare. Di sicuro non è fondamentale quella sfida per la qualificazione, altre decideranno il nostro rispettivo destino. Dico solo che per quell’appuntamento avremo bisogno di fare una grande partita».

È stata l’estate dell’addio di Totti e Nesta alla nazionale: ha da aggiungere qualcosa?
«Con loro ho parlato, a porte chiuse. E devo dire che le loro spiegazioni pubbliche mi hanno convinto. Perdiamo due fuoriclasse, lo so, ma è bene che in nazionale restino quelli che hanno voglia, avvertono stimoli e motivazioni».

Paolo Maldini sostiene che alla lunga le due assenze si faranno sentire...
«Mi auguro di no, dispongo di un gruppo completo. E poi la storia della nazionale è piena di grandi calciatori che per diversi motivi han dovuto saltare grandi appuntamenti».

C’è chi sostiene che con un altro ct la doppia defezione non ci sarebbe stata...
«Se mi passate la citazione sacra perdono loro perché non sanno quello di cui parlano».

Non c’è stata anche la debolezza politica della federcalcio?
«No. E glielo spiego. Potevamo muoverci, fare pressioni sui giocatori, magari una telefonata di Berlusconi avrebbe convinto Nesta, ma poi? Io ci sono passato: quando ho fatto qualcosa controvoglia in carriera, l’ho fatto al peggio e con risultati deludenti».

Passiamo al campionato, Donadoni: s’aspetta grande spettacolo?
«L’interesse è garantito: i derby di Roma, Torino, Genova e Milano sono una prima garanzia. Poi alle protagoniste solite si aggiungeranno due-tre sorprese. Fiorentina e Palermo sono pronte».

Ha visto dal vivo la nuova Inter? È imbattibile come dicono?
«Dal vivo no, in televisione sì. Onestamente mi offre poco... Non è imbattibile, anche se è riuscita ad aggiungere altri due colpi al grande collettivo dello scorso torneo. Ma pure la Roma è cresciuta».

E la Juve?
«Sento e leggo di uno o due ritocchi. Se così sarà, il risultato sarà una squadra subito competitiva».

Milan al risparmio: condivide?
«Da due anni Berlusconi ha imboccato questa strada, con convinzione, raccogliendo risultati. Mi spiegate perché dovrebbe cambiare registro?».

D’accordo ma può essere Pato il grande colpo?
«Mi hanno parlato di lui benissimo e mi hanno convinto i giudizi di Ronaldo. Se uno ha quei colpi, quel talento, l’età non conta. Galliani e Ancelotti non sono degli incompetenti, sanno quel che fanno. A mio parere, per completare il mosaico avrebbero bisogno di un paio di pedine».

Attaccanti italiani finiti all’estero: è un problema per il ct?
«Se il problema è viaggiare, nessun problema, ho il tempo per farlo, non mi pesa. Il calcio è questo».

Toni fa sapere che è pronto anche per Budapest...
«Dimostrazione solenne che non esiste la disaffezione da nazionale, nel calcio italiano. E se uno come Luca parla così è segno che faremo bene».

Sorpreso dalla partenza di Giuseppe Rossi?
«No. La motivazione è solo economica, così come per Quagliarella. Ma il punto vero è un altro. Invece di occuparsi di questi problemi, di riflettere, qui si organizzano amichevoli senza molto senso, si gioca tanto. E ci raccontano la storiella che hanno rinviato di una settimana l’inizio del torneo per rispetto dei tifosi. La verità è che pensano solo al business».

Cassano sta per tornare in Italia: potrà tornare anche in nazionale?
«Ho sentito Fascetti chiedere per quale motivo dopo la Lituania Cassano non ha più trovato posto. Risposta: per caso ha giocato col Real Madrid? Io credo nel giocatore, ma deve fare in fretta per tornare a giocare e a recuperare il tempo perduto. Rinunciando anche a dei soldi, se è il caso».

Tre mesi di fuoco per incassare la qualificazione: è ottimista?
«Sono ottimista, devo esserlo. Non cambio modulo, vado avanti col mio lavoro, spero di accogliere qualche nome nuovo dal gruppo dei papabili, Nocerino, Palladino, Montolivo, Pazzini, Criscito».

Quagliarella è il suo fiore all’occhiello: punterà ancora su di lui?
«Mi aspetto ancora tanto da lui, la sua corsa al miglioramento non è finita. E non voglio presentarlo come il fiore all’occhiello: sarebbe frettoloso da parte mia».