Donna, tra 45 e 64 anni con difficoltà economiche Ecco il giocatore tipo

Via, siamo sinceri. Scagli la prima pietra chi racconta di essersi avvicinato al gioco per il solo gusto di sfidare la sorte. L’obiettivo è sempre il solito: far soldi, magari coltivando allo stesso tempo il gusto di mettere alla prova la propria competenza e la propria abilità. È sempre stato così, anche al tempo dei greci e ancor più dei romani. Il gioco è insito nella natura umana. E noi italiani siamo capipopolo in questo campo. Lo dimostra l’attenzione con cui gli operatori stranieri si avvicinano al nostro mercato che ufficialmente vale oltre 60 miliardi. In realtà si gioca per almeno altri 10 miliardi in modo più o meno clandestino o sopportato. Vedi le scommesse sportive, e non solo.
Il Rapporto Italia 2011, presentato da Eurispes, dice chiaramente che la maggioranza degli italiani (36,3%) gioca per migliorare una difficile condizione economica o permettersi qualche lusso altrimenti impossibile. Una larga fetta confessa addirittura di provarci con il preciso obiettivo di diventare milionario. Ma c’è una profonda differenza nelle motivazioni fra i due sessi. Le donne sono in prima linea a ritenere il gioco come uno dei mezzi più a buon mercato e a portata di mano per risolvere i problemi di ogni giorno: il 35% a fronte del 26,2% degli uomini. Il genere maschile preferisce invece sfidare la sorte per provare forti emozioni (il 14,15% contro il 5,4% del gentil sesso) e mettere in campo competenza e abilità (8,7% contro 7,3%). Una realtà inimmaginabile fino a poco tempo fa. E ancora. Nel 17,7% degli intervistati prevale la voglia di divertirsi, nel 6,4% è forte la finalità benefica. L’utenza più fedele è compresa fra i 45 e i 64 anni. È questa la fascia d’età a tentare maggiormente la fortuna con la speranza di vincere somme consistenti e sistemarsi per la vita, come testimoniato dal 38,6% dei casi. Più moderate le attese dei giovani.
Ma cosa rappresenta il gioco nel nostro paese? Sicuramente un’abitudine diffusa, ogni italiano sopra i 18 anni investe mediamente quasi 1500 euro all’anno nei giochi che, non dimentichiamolo, restituiscono circa l’80% della raccolta. Un rischio moderato per certi versi. In assoluto un italiano su dieci gioca almeno una volta alla settimana fra newslot, lotterie, gratta e vinci, scommesse e altro ancora. Uno su quattro entra in questo meccanismo almeno una volta al mese. C’è poi un 6,5% che tenta la sorte più volte a settimana. Il gruppo a rischio di ludopatie è rappresentato invece da quello 0,7% che gioca ogni santo giorno, talvolta in modo compulsivo. Fatta salva la volontà di raccontare in pubblico le proprie cose, è comunque rilevante la fetta di coloro (6,3%) che dichiarano di aver perso somme importanti: il 5,4% «qualche volta», lo 0,9% «spesso». Nella gran parte dei casi si tratta di pensionati o di ultra cinquantenni vicini all’età pensionabile. Ma non tutti gli italiani sono giocatori. È elevata infatti la fetta (29,1%) di coloro che non hanno mai giocato negli ultimi 12 mesi. O che l’hanno fatto raramente (25%), una volta l’anno o poco più.
È assodato comunque un fatto. Il gioco in Italia costituisce non solo un segmento di mercato di grande rilevanza economica, ma anche un aspetto sociale che in misura diversa fa capolino in quasi tutte le famiglie. Di qui la necessità d’un monitoraggio continuo da parte delle autorità che controllano e gestiscono il gioco autorizzato. Quello che garantisce in misura maggiore l’utenza.