Donna Assunta Almirante sceglie Sossi come sindaco

Si apre con un minuto di raccoglimento in memoria «degli amici e camerati che non ci sono più», la celebrazione genovese per i 60 anni dalla fondazione del Msi. Un evento della memoria, per gli esponenti e i militanti di un movimento che ha sempre fatto del ricordo dei propri morti un punto d'onore. E durante il dibattito, moderato dal caporedattore genovese del Giornale Massimiliano Lussana, ad ogni citazione di un nome di chi se ne è andato per sempre, corrisponde un caloroso applauso della platea.
C'è un po’ tutta la storia del partito, all'hotel Bristol di via XX Settembre. Ci sono gli esponenti cittadini, come Alfio Barbagallo e Gianni Plinio, ma anche il deputato Ignazio La Russa e il senatore Giorgio Bornacin. Soprattutto, però, c'è Donna Assunta Almirante, vedova dello storico segretario missino, che per il popolo del Movimento Sociale prima e di An poi è un'autentica istituzione. Una signora che gira ancora l'Italia in lungo e in largo per il ricordo del marito: «Giorgio, prima di chiudere gli occhi per sempre, mi ha detto: “fai in modo che io non sia dimenticato”. Ma non ce n'è stato bisogno: la gente lo ama ancora». Donna Assunta, un vero fiume in piena - che entra anche nel dibattito sulle amministrative genovesi investendo l’ex magistrato Mario Sossi a candidato sindaco del centrodestra («Se fosse lui verrei a fare la campagna elettorale») - ammonisce sull'opportunità di guardare al passato: «Nelle interviste mi chiedono se sono favorevole alla presidenza di An di Gianfranco Fini. Certo che sono d'accordo, non sono ferma all'età della pietra. Ma vorrei ricordare che il Msi ai tempi di Giorgio aveva una democrazia interna più forte, si discuteva di più. Bisognerebbe prendere esempio da allora. Io - conclude - continuerò a votare An finché ci sarà la fiamma nel simbolo».
I pensieri vanno a quel giorno di Santo Stefano del 1946, quando nello studio romano di Arturo Michelini nacque ufficialmente il Msi. Un atto coraggioso, tiene a ricordare La Russa: «Tutto il mondo politico - spiega il deputato - dovrebbe togliersi il cappello di fronte a quei combattenti di una guerra perduta, che non vollero abbandonare la loro idea e accettarono di professarla alla luce del sole, fuggendo ogni tentazione di restare in clandestinità». E La Russa rammenta la vita difficile avuta dal partito soprattutto negli anni Settanta, «gli anni della criminalizzazione, dei caduti, della campagna per il Msi fuorilegge. Un periodo in cui l'Italia riuscì a dare il peggio di sé».
Viene proiettato un filmato con immagini storiche del partito, compresi i violenti scontri di Genova del 1960. L'emozione è palpabile, nella sala.