Donna Assunta: «È un diktat sbagliato I repubblichini sono morti anche per lui»

da Roma

Donna Assunta, come sta?
«Male grazie».
Perché?
«Ma come? Salgo su un treno per un viaggio, non faccio nemmeno in tempo ad arrivare a Sapri e scopro che c’è stato un nuovo diktat storiografico?».
Si riferisce alle frasi di Fini?
«Secondo lei?».
La risposta è sì. È addolorata?
«No, guardi, sono un persona molto solida. Stasera vado a parlare di mio marito. Uno di quelli che secondo Fini avrebbe fatto la scelta sbagliata».
È stato suo marito a scegliere Fini come erede.
«Oh, certo, lo sanno anche i sassi».
Lei pensa che sarebbe addolorato di sentire quelle frasi?
«Non so. Non faccio come Fini che si sostituisce ai morti».
Dove ha sbagliato, secondo lei?
«Parla troppo, e dice cose che non dovrebbe».
Perché?
«Guardi, le faccio una domanda io. Ma se pensava queste cose, perché non le ha dette il 28 maggio quando ha commemorato Almirante?».
Me lo dica lei.
«Forse perché c’erano stati i discorsi di Cossiga, Violante e Andreotti che avevano lealmente esaltato la figura di Giorgio? Forse perché nessuno di loro ha usato le sue frasi?».
Per lei non è corretto parlare di scelte «giuste» o «sbagliate»?
«Guardi, dopo una guerra civile non si va lì, dopo mezzo secolo, senza aver vissuto sulla propria pelle, a dire chi ha sbagliato e chi no. Io rispetto tutti i morti con un ideale».
Allora anche i partigiani comunisti, donna Assunta?
«Ma certo! In questi tempi li rispetto molto più di chi non ha ideali e per questo magari dice di tutto. E come La Russa l’8 settembre, rispetto anche i ragazzi che credendo di difendere la patria andarono a Salò. E condivido anche le parole di Alemanno, lo scriva!».
Però ora La Russa e Alemanno non sono polemici con Fini.
«Se hanno cambiato anche loro idea negli ultimi sette giorni non è colpa mia. Sono d’accordo con quello che dicevano una settimana fa, allora. Ma ripeto, perché Fini non l’ha detto due mesi fa, ricordando Almirante?».
Forse è un convincimento a cui è giunto ora?
«Ma mi faccia il piacere! Che è, un ragazzino? È padre di due figlie, adesso si sveglia la mattina e rimette a posto i conti della storia?».
Qualcuno lo deve pur fare.
«No, guardi. La politica dovrebbe astenersi dal farlo. Ci pensino gli storici. O il sospetto è forte. E proprio Fini dovrebbe astenersi».
Ma lei ha sempre ricordato che Fini è nato dopo il fascismo.
«Oh sì. Però quando è entrato nel Msi il programma era quello, la continuità ideale con la Rsi. O non si era accorto dove si era iscritto?».
Tutti possono cambiare idea.
«Io credo di no! Non lui, che è stato segretario del Fronte della gioventù e segretario del Msi».
Perché?
«Perché così si offende la memoria di chi è morto per conquistare, anche per lui, il diritto di andare al potere. Io non capisco».
Cosa?
«Perché lo faccia. Forse c’è qualcuno che lo consiglia male?».
Almirante cosa diceva della scelta per Salò?
«Che l’aveva vissuta. Che non l’avrebbe mai rifatta. Che non disprezzava nes-su-no».
Però, dopo mezzo secolo.
«Non si possono insultare i morti per quello che hanno fatto!».
È un problema ancora attuale.
«Dice? Fini non ha altre preoccupazioni? Si preoccupi di chi non arriva a fine mese. Tanto la spendibilità politica della destra c’è già, l’hanno decisa gli elettori e non si potrà mai cancellare».
Però è un problema sentito dalle classi dirigenti che vengono dal Msi.
«Deve essere nella loro testa, allora. Non gli servono abiure. Sono persone perbene, oneste, che motivo hanno di disprezzare il loro passato? È antidemocratico».
Cosa?
«Questo modo di procedere. È una imposizione. Non si può ordinare a nessuno che cosa deve pensare. La storia non si fa con i diktat politici».
Ma lei questo discorso di Fini l’avrebbe applaudito o fischiato?
«Sarei rimasta gelida. Ma poi, con la confidenza che ho, l’avrei preso sotto braccio».
Per dirgli cosa?
«Gianfrà, scusa: stavolta hai proprio sbagliato».