Una donna contro l’Impero

Il codice medievale (qui a fianco) illustra un momento fondamentale della storia di quegli anni che ebbero per protagonisti papa Gregorio VII, l’imperatore Enrico IV e, tutt’altro che comprimaria, la cugina di quest’ultimo, Matilde di Canossa (al centro fra le due colonne). Quando infatti, nel 1076, entrò in pieno possesso dei domini del padre che si estendevano dal nord al centro d’Italia, divenne la più importante alleata di papa Gregorio VII nella disputa fra Papato e Impero. Dopo svariati affronti dell’imperatore nei confronti del papa, quest’ultimo fu indotto a scomunicare Enrico IV che, considerato il sostegno del popolo alla Chiesa, si preparò a quello che è diventato un simbolo di sottomissione: l’umiliazione di Canossa. Ecco allora che Enrico si prostrò davanti alla cugina Matilde e, per sua intercessione, chiese perdono - e lo ottenne - a Gregorio VII. Negli anni successivi, però, Enrico IV si scagliò nuovamente contro il Papato e Matilde continuò a schierarsi dalla parte di Gregorio VII, finendo la sua vita con la donazione di tutti i suoi possedimenti allo Stato pontificio. Morì nel 1115 amata e venerata da tutti, e fu sepolta nell’abbazia di San Benedetto a Mantova. Nel 1635 le sue spoglie furono spostate a San Pietro in Vaticano, e poste insieme a quelle degli apostoli e dei martiri della fede. Entrò nella storia e nella leggenda come nessuna donna prima di lei. Oggi riposa nella tomba scolpita dal Bernini ed è detta «onore e gloria d’Italia».