Donna-coraggio contro l’usura

Una famiglia di imprenditori edili debitrice di 2 milioni in due anni con tassi del 350 per cento

È stata la denuncia coraggiosa di una imprenditrice genovese, vittima da due anni di usurai, socia con il fratello in una storica ditta di ristrutturazioni edili, a far arrestare una banda criminale di sette persone con presunti legami con l' 'ndrangheta e la famiglia Macrì di Mammola: da un debito iniziale di 19 mila euro, l'imprenditrice si era trovata infatti a dover restituire in due anni circa due milioni di euro a causa degli interessi composti fino al 350 per cento l'anno. Il primo contatto con gli usurai era stato procurato all'imprenditrice da un suo subappaltatore. A finire in carcere, su esecuzione dell'ordinanza di custodia cautelare del Gip, che ha accolto le richieste della Direzione Distrettuale Antimafia, sono stati Cosimo Gorizia, 33 anni, nato a Mammola (Reggio Calabria); Giuseppe Sofrà, 61 anni, nato a Laureana di Borrello (Reggio Calabria); Giuseppe Gorizia, 24 anni, originario di Siderno (Reggio Calabria); Domenico Magnoli, 55 anni, genovese; Silvio Criscino, 59 anni, genovese; Stefano Boragine, 34 anni, genovese; Giorgio Ghisu, 57 anni, originario di Carbonia (Cagliari). Sofrà e un altro indagato, Andrea Magnoli, fratello di Domenico, sempre nell'ambito dell'operazione condotta dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale, denominata «Colpo di maglio», vennero condannati nel 2005 per furto e detenzione illegale di armi. Durante le indagini sono stati inoltre sequestrati assegni e conti bancari, in istituti di credito a Genova, alla Spezia, a Busalla e nell'Alessandrino, per un totale di oltre 500 mila euro, nonchè due fucili e una pistola calibro 38 con la quale gli usurai avevano minacciato gli imprenditori. Secondo il capo di imputazione contenuto nell'ordinanza era Cosimo Gorizia, un tempo subappaltante della ditta dell'imprenditrice, a tenere i contatti con la donna a cui consegnava le somme mutuate e ritirava gli assegni rilasciati a garanzia dei prestiti nonchè gli importi degli interessi. A mettere a disposizione queste somme erano Domenico Magnoli e Stefano Boragine che erano i veri e propri finanziatori dei due imprenditori. La gang che mieteva vittime soprattutto tra i piccoli imprenditori e professionisti.