«La Donna del Lago» L’ultima della Scala sotto il segno di Rossini

Con «La Donna del lago» di Gioacchino Rossini, va in scena (dal 26 al 18 novembre) l'opera di chiusura della stagione del Teatro alla Scala. Dopodiché il palcoscenico sarà a completa disposizione dello spettacolo del Sant'Ambrogio. «La Donna del lago» è una rarità. La sua ultima volta alla Scala risale al 1992, durante l'era Muti, che la diresse, con Herzog alla regia. Ora la si vede nella nuova produzione condivisa con l'Opéra di Parigi, di Londra e New York. La firma è quella di Lluis Pasqual (regia), le scene di Ezio Frigerio e i costumi di Franca Squarciapino. Lo spettacolo di Pasqual, già visto a Parigi (parte della stampa era perplessa), è di ambientazione neoclassica, con colonne e capitelli. Non mancano richiami romantici a boschi e spettri. Il tutto da parte di un regista, catalano, cresciuto nel teatro di prosa ma che da 30 anni coltiva anche l'opera. Sicuramente è una gloria nazionale con quartier generale a Barcellona dove, nel 1976, fondò il Teatro Lliure assumendo anche la guida del Progetto Città del Teatro.
Nella buca d'orchestra, Roberto Abbado. Si aspetta con trepidazione questo Rossini poco esplorato, un test di coraggio per cantanti chiamati a mille acrobazie vocali: un settore in cui eccelle la star di questa produzione milanese. E cioè il tenore Juan Diego Florez, colui che negli annali scaligeri corrisponde alla voce «re dei do di petto».
La memoria va - appunto - all'aria che bissò a furor di spettatori dopo aver infilato la bellezza di nove do di petto. Con quel bis infrangeva la ferrea regola scaligera che non ammette fuori programma, passando alla storia. Ma ora non aspettatevi altri bis, «l'opera è strutturata in modo da non consentirlo», avverte il cantante di Lima, 38 anni, residenza a Vienna, e italiano per lancio: nel 1996, proprio alla Scala. Lui darà voce, anima e corpo a re Giacomo V, un re che, fingendosi tal Uberto, si mette sulle tracce della bella Elena alla cui mano aspirano, pure, Rodrigo e Malcolm. Sono personaggi usciti originariamente dalla penna di Walter Scott e rielaborati dal librettista Andrea Tottola. Il clima è quello di un Romanticismo che l'Italia conoscerà, almeno in modo compiuto, non certo in letteratura quanto in musica. Per esempio, proprio con quest'opera escono dalle retrovie orchestrali e si guadagnano la ribalta i due strumenti romantici per eccellenza: corno a clarinetto. l finale stesso è romantico, «anche se la fiamma arde per Uberto, Elena sposerà Malcolm poiché si sente legata da una promessa. Pronuncia la parola felicità dopo qualche sospiro», osserva Abbado. Romantico è lo sdoppiamento cui si sottopone Giacomo V, Florez ammette «che è difficile interpretarlo, avevo chiesto al regista di renderlo un po' pazzo, ma...». Perché solo un folle, o un candidato alla santità, benedice l'unione dell'amata (Elena) con il rivale Malcolm, cosa che suscita la perplessità di Florez. Ma l'impossibile è il sale del melodramma che ammette che sia una donna, il contralto Daniela Barcellona, a vestire i panni maschili di Malcolm. Panni non solo in senso metaforico considerato il peso che hanno, almeno in questa produzione.