La donna del mare, tra sogno e realtà

D’Elia attualizza il dramma di Ibsen: «Il viaggio nell’animo umano è poesia»

Valentina Fontana

Il presupposto, difficile, era attualizzare un dramma borghese. Eliminata quindi la collocazione spazio temporale della borghesia otto-novecentesca a Corrado D’Elia restavano le anime universali, raccontate attraverso momenti di straordinaria suggestione. Così il direttore del Teatro Libero entra nell'universo di Henrik Ibsen, portando sul palco del Teatro di Verdura in prima nazionale un’insolita La donna del mare, che poi riprende nella sua casa del Libero dal 4 al 22 luglio.
«La donna del mare c’è sempre - precisa D’Elia - ma per ricollocare questo dramma psicologico nel nostro tempo - in cui la scabrosità della storia clandestina, della malattia mentale, dell’ossessione fanno da contorno in realtà ad un tema più scottante - ho lavorato anche sul testo, mantenendolo, ma cercando il nesso con l’oggi».
Già, perché La donna del mare è prima di tutto una storia di anime, di esseri umani legati nella vita ma separati dal tempo. Protagonista una donna, Ellide, che attende davanti al mare l’arrivo di uno straniero senza nome, un marinaio a cui lei si è legata molti anni prima e che non arriva mai. Sullo sfondo Wangel, il marito e le sue due figlie avute da un precedente matrimonio.
«Il viaggio attraverso l’animo umano diventa intreccio poetico, misterioso e leggero - continua D’Elia -, in cui l’ossessione di una passione soffocata rende gli uni estranei agli altri. Abbiamo voluto rappresentare figure poetiche che vivono in un bosco fatte di porte che, metaforicamente, aprono a diversi mondi. Tutto gioca intorno alla labilità fino alla fine della rappresentazione: non si percepisce fino in fondo il limite fra sogno e realtà».
«Ellide - continua - è una creatura umana alla ricerca di un uomo che non arriva mai... esiste, è frutto della sua follia? Non è possibile saperlo. Così il mare in realtà manca, è la nostalgia del mare, il suo desiderio a dominare. Così ho scelto l’essenzialità, la scena viene riempita di parole, dal ritmo, dal sentimento, il resto è superfluo, non viene sentita la necessità di una ricostruzione scenica, allo scopo proprio di decontestualizzare la storia e renderla universale».
Per lo stesso motivo, per un linguaggio attuale, il regista è portato a studiare e a cogliere dei suggerimenti dal linguaggio cinematografico, che trovano piena collocazione ne La donna del mare.
«Il mio percorso mi porta a nuove sperimentazioni. A livello estetico formale scelgo un taglio tipicamente cinematografico, o meglio di teatro moderno».
La donna del mare Teatro di Verdura, Via Senato 14, info 02-762151, ingresso libero con prenotazione obbligatoria