La donna masai Griffata Vuitton si mette la minigonna e i tacchi alti

Il tocco dello stilista Marc Jacobs è in perfetto tono francese. La collezione mescola oriente e occidente, nord e sud del mondo. Ieri è stata l'ultima giornata per le sfilate di Parigi

Parigi - Tra lo chic parigino in salsa afro-giapponese di Vuitton e l'antica Roma rivisitata dai graffiti hip hop di Miu Miu, scorre il fiume delle emozioni femminili che Alber Elbaz riesce a trasformare nell’eleganza tutta d'un pezzo vista ieri sulla passerella di Lanvin. «A dettare legge nella moda non sono più le tendenze degli stilisti, ma i sentimenti delle donne: bisogna creare vestiti che le facciano innamorare» dice l'adorabile designer israeliano nel backstage della sfilata per cui Parigi ha ritrovato applausi e consensi nonostante i venti di recessione che soffiano sul mondo. Emozionarsi per un semplice tubino grigio con un morbido drappeggio sul fianco oppure per l'abito da sera fatto con un drappo di raso color carne avvolto sul corpo come un asciugamano sembra eccessivo anche ai malati di moda che da un mese esatto vedono sfilate dal mattino alla sera senza accusare stanchezza o sfinimento.

Ma la magia di Elbaz sta nel semplificare al massimo le complicate costruzioni della couture aggiungendo poi accessori spettacolari come le gigantesche collane di bigiotteria protette da una lastra in plexiglas trasparente come gli antichi gioielli sotto le teche nei musei. In più stavolta c’era l’idea di fondere due pezzi in uno con le grandi zip nere dello sportswear usate per collegare gonne e bluse che all’ora del cocktail si trasformano in sensuali bustier. «Ci sono tanti modi d'innamorarsi e questa volta ho davvero lavorato con amore su diversi temi appassionanti: lo charme francese, l'arte africana, la dignità del kimono e il gusto del lusso che è universale» spiega Marc Jacobs dopo una strepitosa sfilata Vuitton che ha come filo conduttore la voce di Edith Piaf nelle più struggenti versioni dei suoi cavalli di battaglia: da La vie en rose a Je ne regrette rien passando per Les feuilles mortes. Tutti i modelli erano corti, se non cortissimi a cominciare dai calzoncini che qui a Parigi si chiamano culotte e che Jacobs ricama con innumerevoli cristalli nei doviziosi colori delle spezie orientali. In alternativa c'erano deliziosi miniabiti da majorette oppure danzanti gonnelline in piume di struzzo con raffinate giacche da smoking strette in vita dall'alta cintura del kimono. Se a questo aggiungi un ricchissimo patchwork di materiali che vanno dal pitone ricamato a grosse pietre alle piastre in bachelite, dal pizzo al plumetis, dalla plastica alle perline, ottieni l'affascinante melting pot decorativo indispensabile per conquistare il cuore delle clienti Vuitton.
Miuccia Prada chiude in bellezza l'interminabile stagione del prêt à porter femminile per l'estate 2009 con una collezione Miu Miu che fa scoppiare l'orgoglio patrio anche tra chi è refrattario al campanilismo.

«Noi italiani non abbiamo la modernità, almeno teniamoci la storia» dice la grande signora del made in Italy che ricercando l'eterno nuovo e il senso del bello ai nostri giorni, stavolta approda nell'antica Roma con meravigliosi abiti che nelle pieghe fanno pensare alle colonne e nelle stampe ai mosaici di Pompei. Nel suo riflettere sulla bellezza del passato per raggiungere la bellezza di oggi, Lady Prada interrompe l'armonia delle forme aggiungendo sopra i vestiti pannelli pieghettatti tipo grembiulino e sotto reggiseni appuntiti che modificano la forma del plissè. Le scarpe scultura e i giganteschi cappelli erano invece gli unici dettagli stravaganti della deliziosa collezione disegnata da John Galliano per la linea che porta il suo nome.