Donna nuda crocifissa: Palazzo Marino boccia il poster contro la violenza

É il manifesto-provocazione con cui Telefono Donna vuole lanciare il 25
novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne, un invito a
non aver paura e fare il nome dei propri aggressori. An e Fi: "Ritirare la campagna, offende i cristiani". L’associazione: "Nessuna polemica nelle altre città"

Una donna nuda distesa su un lenzuolo bianco. La posizione (inequivocabile) è quella del Crocefisso, le gambe con i piedi sovrapposti, il palmo delle mani sembra trafitto dai chiodi. Un panno copre l’inguine, proprio come il Cristo nell’iconografia. Sopra, la scritta: «Chi paga per i peccati dell’uomo?». Sottotitolo: «Solo il 4% delle donne vittime di violenza denuncia il proprio carnefice, le altre pagano anche per lui». É il manifesto-provocazione con cui Telefono Donna vuole lanciare il 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne, un invito a non aver paura e fare il nome dei propri aggressori. E a Palazzo Marino scoppia un caso.
«Farò tutto quanto è in mio potere per bloccare l’affissione - afferma l’assessore all’Arredo urbano, a cui l’associazione ha chiesto la concessione di 500 spazi pubblici -. Ne respingo totalmente il contenuto, che offende la nostra tradizione cristiana. Pongo il problema politico e ne informerò il sindaco». Probabilmente spinto dall reazione del sindaco Letizia Moratti che dopo averlo visto non ne avrebbe gradito il contenuto. Pronto invece il solito «guastatore» Vittorio Sgarbi. «Lo prenderemo noi a Salemi». Nulla in contrario alla campagna, la replica di Cadeo, ma «è svilita da una trovata che non aggiunge niente, anzi si usa un simbolo religioso senza motivo». Concorda il capogruppo di An, Carlo Fidanza: «Chiediamo all’associazione di ritirarlo, in una città dove tutto diventa questione di decoro, è una provocazione che viola ogni limite di buonsenso». Critico anche il capogruppo di Fi Giulio Gallera: «Inviterei Telefono Donna a lavorare più su iniziative concrete sul territorio e meno a scimmiottare Toscani. É un’immagine di assoluto cattivo gusto e offende chi ha fede religiosa». Più aperto l’assessore alla Salute, Gianpaolo Landi di Chiavenna: «L’immagine cruda colpisce emotivamente sul dramma degli stupri il più delle volte vissuti in solitudine. Se il manifesto urta la sensibilità dei cristiana e suscita legittime prese di posizione, è necessario aiutare a sostenere quel volontariato che difende la donna violata».
Sorpresa la fondatrice sedici anni fa di Telefono Donna, Stefania Bartoccetti (che è stata anche candidata della Lista Moratti e ha ricevuto l’Ambrogino per l’impegno al fianco delle donne): «Avevamo già il via libera - afferma - altrimenti non saremmo partiti con la stampa delle 500 copie (Cadeo però smentisce che ci fosse un’autorizzazione formale, ndr.). Nelle altre città non abbiamo avuto problemi finora. Sono cattolica e non ci vedo niente di blasfemo o offensivo, ma le donne che si rivolgono a noi, riferendosi all’aguzzino, dicono spesso “lui mi ha messo in croce per tanti anni“. Abbiamo scelto un’immagine forte per spingere le vittime di violenze a uscire dal silenzio, trovare a forza per reagire. Non vogliamo entrare in contrasto con l’amministrazione, ma certo non ci aspettavamo questa presa di posizione dopo che gli uffici comunali ci avevano già dato l’ok».
Per ribadire che il no allo slogan e all’immagine non ha nulla a che vedere con «un fenomeno odioso come la violenza su donne e bambini a cui bisogna rispondere con forza», l’assessore cadeo riferisce che d’accordo con la collega alle Politiche sociali Mariolina Moioli realizzerà per il 25 novembre «un manifesto del Comune da esporre negli spazi pubblici».