La donna di Ralph Lauren è romantica come un sogno

Il designer americano s'ispira all'Inghilterra anni Venti e allo stile "bohémienne chic". Più deludenti le collezioni dei giovani tanto cari alla Wintour, come il duo di Proenza Schouler

New York - Qui qualcuno si sta sbagliando. Hanno ragione i giovani leoni dello stile con le loro ispirazioni talmente complicate da essere inspiegabili oppure le vecchie volpi tipo Ralph Lauren che nella moda mettono cose immediatamente riconoscibili per dare una concreta risposta ai sogni della gente? I numeri non hanno dubbi: con un giro d’affari da 5 miliardi di dollari pari a 3.700 miliardi di euro, 17mila dipendenti e 484 negozi di proprietà, «Padre Ralph» è una vera potenza, uno che non sbaglia mai un colpo. Eppure quando ieri lo stilista più ricco del mondo è uscito in passerella nel finale della sua sfilata a New York, tra il pubblico serpeggiava una certa emozione per il bello spettacolo appena visto: un’immagine di donna romantica e bohémienne che qui in America si chiama «BoHo chic».

Impeccabile in tutte le sue parti tranne negli abiti da sera di chiffon stampato a fiori troppo banali per una firma di questo calibro, la collezione di Ralph Lauren del prossimo inverno prevede splendide giacche e giacchine in tessuti tipicamente maschili tipo il tweed a spina di pesce, con le classiche maniche a sbuffo che sono talmente femminili da diventare perfino stucchevoli. In questo caso, invece, la manica sbuffante ha un suo perché: evoca subito una certa idea di mondo. «Sono molto affascinato dalla figura di una donna romantica e creativa, con un animo da artista e la capacità di esprimere se stessa in modo eclettico e personale» dice infatti lo stilista mentre le modelle scendono dai tacchi sempre altissimi per rendere ancora più slanciata la silhouette che nella maggior parte dei casi prevede i pantaloni.

Ce ne sono di tutti i tipi nei diversi materiali delle collezione: velluto, panno e crepe. Ma con questi fantastici calzoni come con le lunghe gonne tagliate in sbieco oppure a volant, ecco le bluse di pizzo ricamato a minuscole perline e gli avvolgenti cappotti di grossa lana, gli stivaletti in coccodrillo stringati davanti, le cascate di collane e una borsa più bella dell’altra: dalla bustina in coccodrillo dal sapore vintage alla celeberrima ricky bag. Tutto questo e tutto l’insieme a qualcuno ricorda l’Inghilterra degli anni Venti mentre a noi viene in mente il personaggio di Alice, la sorella adottiva del vampiro Edward nella saga di Twilight. In ogni caso il messaggio arriva forte e chiaro: romantico d’autore. Non si può dire altrettanto di quel che abbiamo visto sulle passerelle dei giovani designer statunitensi tanto cari ad Anna Wintour che per loro andrebbe nel fuoco mentre per i grandi nomi come per gli emergenti del made in Italy non ha un pensiero al mondo. Lazaro Hernandez e Jack McCollough che insieme hanno creato il marchio Proenza Schouler controllato per il 35 per cento da Valentino Fashion Group si dice su segnalazione della Wintour, stavolta han mandato in passerella dei capi decorati da fantasie a metà strada tra le macchie del test di Rorschach, l’action painting di Pollock e i graffiti della metropolitana.

Su questi pantaloni skinny che più da anoressica non si può e sui troppi vestitini a campana che sono una delle colonne portanti dello stile di Consuelo Castiglioni, talentuosa designer di Marni, i due mettono deliziosi montgomery ridotti ai minimi termini, scarpe dal tacco altissimo prodotte dal nostro Giuseppe Zanotti e belle borse a mano. Insomma abbiamo avuto la tentazione di dire come Giulio II davanti alla cappella Sistina «Era meglio metterci la tappezzeria» ma non si può confondere l’arte e tantomeno Michelangelo con questo tipo di moda.

Più riuscita ma sempre nell’aurea mediocritas piena di prosopopea, la collezione di Rodarte, marchio disegnato da due sorelle texane: Kate e Laura Mulleavy. «Un viaggio da Pasadena a casa ci ha fatto pensare che era tempo d’indagare sullo stile dei nostri vicini, i messicani» han detto le due. Milly, marchio disegnato da Michelle Smith, un’illustratrice che ha vissuto a Parigi lavorando con colossi della moda come Dior, punta piuttosto alla Nouvelle Vague di Goddard, mentre Tory Burch guarda a Picasso con lo sguardo incantato e sognante di chi lo insegue in tutti i musei del mondo.