La «donna di Schifani» primo segretario in rosa

RomaÈ donna. È competente e capace, lavora da mattina a sera, cortese e riservata Ed è giovane per il ruolo che andrà a ricoprire. Ruolo per la prima volta nella storia della Repubblica assegnato a una donna. Ma all’opposizione non piace. Perché? Evidentemente «a prescindere» come direbbe Totò. Forse semplicemente perché è la candidata proposta dal presidente del Senato, Renato Schifani. Comunque, dato che alla fine il Pd è riuscito a dividersi anche in questa occasione, Elisabetta Serafin è stata eletta ieri a maggioranza segretario generale del Senato dal Consiglio di presidenza di Palazzo Madama, nessun voto contrario. Pdl e Lega hanno votato sì (tranne Schifani perché il presidente per prassi non vota). A favore pure due senatrici dell’opposizione, Emanuela Baio Dossi (Pd) e Helga Thaler (Svp). Astenuto Vincenzo Oliva, Mpa, mentre gli altri Pd e Idv non hanno votato ma non hanno lasciato la seduta.
Nella storia delle conquiste femminili nel nostro Paese la data di oggi dunque meriterà di essere sottolineata perché, per la prima volta dall’Unità d’Italia, una donna raggiunge il vertice dell’amministrazione di un organo costituzionale. Una struttura imponente con quasi mille dipendenti e un bilancio di 594 milioni di euro. Ci sono voluti 150 anni e la tenacia di questa signora discreta ed elegante che ha agevolmente scavalcato i due ostacoli principali: quello del sesso e quello di «classe» visto che è figlia di un commesso. Nata nel ’58, laureata in Scienze politiche, la Serafin si classifica prima al concorso per consigliere parlamentare (dopo essere già risultata prima in un concorso per dirigente in Banca d’Italia) e da allora per 18 anni segue i lavori parlamentari fino al 2003 quando viene nominata direttore del servizio d’Assemblea, incarico ricoperto fino a ieri.
La Serafin è finita nel mirino dell’opposizione anche per il fatto che la nomina non è sostenuta da un voto unanime e perché c’erano candidati più anziani di lei. «Polemiche fuori luogo - dice il Pdl Alessio Butti - Non è vero che designazioni di questo tipo siano sempre state accompagnate da un voto unanime. L’ex presidente della Camera Violante ricorda che ci furono delle astensioni quando propose Ugo Zampetti a segretario generale della Camera». Subito dopo la nomina, la Serafin ha incontrato la presidente dei senatori Pd, Anna Finocchiaro. E a quest’ultima la senatrice Baio Dossi, che ha votato a favore della Serafin, ha spiegato la sua scelta. «La nomina di una donna mi sembra un segno della vitalità della nostra democrazia, si è finalmente rotto il soffitto di cristallo che ostacola l’avanzamento professionale delle donne». Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, capogruppo e vicecapogruppo del Pdl al Senato, esprimono rammarico perché l’opposizione ha perso l’occasione «di contribuire ad una giornata storica».