La donna si era rapita da sola

Per riconquistarlo, aveva detto al convivente di aspettare un bimbo. Dopo il «trauma della prigionia» avrebbe spiegato: «Ho perso il figlio»

Carmine Spadafora

da Sant’Angelo in Formis (Caserta)

Antonella Miccio è stata ritrovata sana e salva ieri mattina, poco prima delle 8, dai carabinieri del Comando provinciale di Caserta. La bella e diabolica ragazza di Sant'Angelo in Formis, frazione di Capua (Caserta) si era inventata tutto. Falso il sequestro e anche falsa la gravidanza che aveva sbandierato in famiglia. Tutta una messinscena, proprio legata alla gravidanza che aveva annunciato al convivente per riconquistarlo. Ma lei non poteva avere figli e quindi quando non ha saputo più cosa inventarsi, ha pensato al sequestro. Per poter, dopo qualche giorno nelle mani dei banditi, dire: «Scusami ma per il terrore ho perso il nostro bimbo». Ma il castello di bugie così grossolane è caduto in poco tempo.
Anche se mercoledì pomeriggio era scattato l’allarme antisequestri. La notizia era che tre malviventi avevano fatto irruzione nella casa di Antonella. Passamontagna calati sul volto e pistole in pugno, la donna era stata portata via sotto gli occhi terrorizzati del figlioletto di 7 anni, unico, presunto, testimone del falso rapimento. Resta da chiarire se il bambino, sia stato plagiato a dovere dalla sua mamma, per fargli raccontare agli investigatori di avere assistito al suo rapimento, oppure se sia stata allestita una sorta di sceneggiata per rendere più naturale la testimonianza che il bambino avrebbe reso ai carabinieri. Veramente diabolica, nell'uno o nell'altro caso.
Con il suo piano, attuato con la complicità di un'amica e di un loro conoscente, Antonella Miccio ha tenuto impegnati per quattro giorni, centinaia di carabinieri e poliziotti, che hanno scandagliato un'ampia zona del Casertano, terra di camorra e di criminalità comune, convinti di dover cercare il nascondiglio dove questa donna era tenuta dai suoi sequestratori. Uomini e donne in divisa, che avrebbero potuto impegnare il loro tempo alla ricerca di latitanti, a svolgere indagini sugli agguerriti clan della zona, invece, per sessanta ore, si sono esclusivamente dedicati ad una inesistente banda di sequestratori.
Ad aiutare in questo scellerato piano Antonella Miccio, è stata la sua amica del cuore, anche lei separata dal marito, che vive a Macerata Campania (Caserta) dove ieri mattina i carabinieri del Comando provinciale di Caserta, hanno ritrovato la «rapita». Che ha trascorso i circa tre giorni di «prigionia», a casa di un vicino di questa amica. È stata la stessa donna, messa alle strette, al termine di diversi interrogatori, a rivelare agli investigatori, il nascondiglio di Antonella Miccio. Di buon mattino, i militari hanno bussato e hanno trovato la donna. Miccio, l'amica e l'incauto giovane, sono stati denunciati per simulazione di reato.
Sullo sfondo di questa storia surreale, il tentativo di Antonella Miccio di riconquistare il convivente, dal quale starebbe per separarsi. Otto mesi fa, la donna, disse al suo uomo, insegnante di ballo in una scuola della zona, di essere rimasta incinta. Un sogno da entrambi a lungo inseguito ma mai concretizzatosi. Ecco, allora, la sciagurata idea di fingere la gravidanza, portarla avanti per otto mesi e poi simulare un sequestro di persona. Tutto ciò, allo scopo di giustificare un inesistente aborto, se l'impossibile piano fosse riuscito. L'unione sarebbe stata salvata, se tutto fosse andato come Antonella sperava. Ma era praticamente impossibile far bere agli investigatori una storia così.
Il primo campanello d'allarme è suonato quando, in paese, tutti sono caduti dalle nuvole appena appresa la notizia che Antonella era incinta. «Noi non l'abbiamo vista con il pancione», hanno ripetuto per giorni i paesani della Miccio. Poi le cose che non tornavano si sono moltiplicate, gli intrecci familiari si sovrapponevano l’uno all’altro e ieri mattina l’epilogo della vicenda.