La donna si veste da uomo per diventare più femminile

Il messaggio di Dolce & Gabbana con 66 abiti divisi in due look:
giocate con i vestiti. Missoni sorprende coi colori caramella, Marni
sposa forme e fantasia, Brioni accende il desiderio

«L'uomo più in gamba che puoi incontrare sul tuo cammino è una donna». Lo pensano in tanti da qualche tempo a parte, Dolce & Gabbana lo fanno da sempre: il loro stile à la garçonne ha attraversato gli anni Ottanta come un pifferaio magico capace di trascinare le donne fuori da molti stereotipi su maschile e femminile nella moda. Ecco perché nella collezione donna del prossimo inverno in passerella ieri a Milano si è vista la quadratura di un cerchio creativo: tornare indietro per andare più avanti che mai. Tanto per cominciare le uscite erano rigidamente scandite: 33 look da uomo su modelle pettinate e truccate come Boy George e 33 da donna-donna su iperboliche bellezze fasciate negli abiti sirena consegnati al mito da Monica Bellucci.

In poche parole il tema del doppio applicato alle sfilate produce una chiarezza inarrivabile per la psicoanalisi: evitate di vestirvi da «uoma» ma imparate a giocare con i vestiti. C'erano quindi innumerevoli dettagli sfiziosi: dalle decorazioni fatte con stelle, stelline, note musicali e tasti del piano in tutte le versioni agli accessori studiati con cura a dir poco maniacale. Le scarpe ad esempio erano di due tipi: a punta e con piccolo tacco ultrasottile, oppure stringate da uomo anche nella divertente variante tutta paillette che si ritrovava tanto sulle borse Miss Sicily (adesso anche in taglia mini e a marsupio) quanto su alcuni modelli di giacca o pantalone. Questi ultimi ci sono sembrati i più belli e interessanti per via di uno studio d'altissima sartoria sulle proporzioni. In buona sostanza blazer e giacche da smoking ingigantiti a dismisura diventano cappotti e possono convivere con l'iper femmineo abito al ginocchio in pizzo doppiato di flanella oppure quello lungo in chiffon stampato a stelle sul bianco.

Sul maschile al femminile lavora anche Angela Missoni con una grazia cromatica che lascia senza fiato. «Ho immaginato una ragazza che entra in un negozio di caramelle e si veste da uomo con quei colori lì - racconta la stilista - invece quando torna ai tipici capi femminili mescola romanticismo e rigore». Inutile quindi pensare alla solita immagine di lei che ruba i vestiti a lui anche perché oggi può succedere il contrario e non sempre si tratta di storie en travesti. In compenso c'è molta poesia dietro un completo pantaloni e cappotto lungo fino ai piedi (irrinunciabile il prossimo inverno) nello speciale principe di Galles verde chartreuse. E non parliamo dei giganteschi pullover con le tinte più pallide ed elusive che si possano immaginare come spruzzate dall'aerografo in gradazione.

Sull'uso imprevedibile di colori e fantasie scrive una pagina memorabile anche Consuelo Castiglioni per Marni che in più aggiunge una stupefacente ricerca di armonia tra forme, proporzioni e accessori. Il bello è che si tratta di cose apparentemente semplicissime: un vestitino di maglia rosa con una giacca di visone verde, una serie di completi a disegni geometrici, dei soprabiti in pelle doppiata di neoprene, un tailleur da sera decorato da cristalli con inglobata la pirite. Eppure questo niente che è tutto contiene l'essenza della moda: il nuovo capace di far scattare l'alchimia del desiderio. È quel che succede con la maggior parte dei capi della bella collezione Brioni disegnata dal talentuoso Alessandro Dell'Acqua con due icone di riferimento - Florinda Bolkan e Diana Ross - che in un certo senso ci riportano al tema del giorno: il maschile al femminile, rigore sartoriale e glamour. Invece il Marco Di Vincenzo sfila una collezione dedicata a Elsa Schiaparelli a tratti troppo didascalica (la pelliccia in capra stirata effetto pelo di scimmia) a tratti troppo poco (che fine hanno fatto i colori della donna che ha inventato il rosa shocking?). C'è però un tailleur che la grande Schiap non rinnegherebbe, con i bottoni a occhietto fatti apposta da Delfina Delettrez. E comunque un giovane designer deve pur provarci visto che prima o poi Della Valle farà rinascere lo storico marchio di cui ha comprato diritti e archivi.