Donna sparita: trovato l’uomo della chat

Nostro inviato

a Castelfranco Veneto

Il pm Barbara Sabattini aveva detto che cercavano un uomo. Un tizio che Iole Tassitani, la figlia del notaio di Castelfranco di cui da mercoledì sera non si sa più nulla, aveva conosciuto su internet. Gli inquirenti puntavano su di lui per fare un po' di luce su questa strana sparizione. L'hanno trovato, questo che ancora rimane un Mister X: si sa che è un po' più giovane della donna scomparsa e vive nella zona, forse proprio in città. Ma con il giallo non c'entra. Ha confermato di conoscere Iole, ha raccontato i suoi spostamenti degli ultimi giorni, è entrato e uscito dalle indagini. È passato il terzo giorno. Ancora nessun contatto con chi ha rapito Iole, niente rivendicazioni né richieste di riscatto. «Il tempo non ci è alleato», scuote la testa l'avvocato Roberto Quintavalle, legale della famiglia. Ogni nuovo particolare si rivela inconsistente. Si cercava un uomo, e questo uomo non sa nulla. Si presenta un testimone che dice di aver visto quattro auto ferme nel parcheggio dove è stata abbandonata la Fiesta grigia della donna: un fatto insolito, un dettaglio che farebbe pensare a una grande banda organizzata di sequestratori che non si farà avanti tanto presto. Ma grazie alle riprese di alcune telecamere due di queste vetture vengono rintracciate e i proprietari si rivelano estranei.
Gli inquirenti mantengono un riserbo strettissimo. Finora le piste privilegiate erano due: il sequestro per estorsione e l'appuntamento al buio con una persona spuntata dal web. Ora l'ipotesi passionale sembra perdere consistenza. E la richiesta di riscatto manca ancora. Resta oscuro quello strano sms mandato al telefonino di un'amica alle 20.50 di mercoledì (appena 40 minuti dopo aver lasciato la casa della mamma). Si attende che il computer portatile della donna sveli tutto il proprio contenuto. Si scava nella vita privata di Iole Tassitani: la casa, le amiche, il lavoro, i rapporti con la famiglia. Una donna serena ma riservata, che si divideva tra lo studio notarile del padre, la palestra e lo yoga, che non usciva la sera e frequentava sempre le stesse persone. Voleva tagliare un altro pezzettino del cordone ombelicale che la legava ai genitori: lasciare rogiti e compravendite per diventare una «family-banker», una consulente di investimenti. La famiglia, dice l'avvocato, è «sempre più disperata». Con il legale, papà Luigi e mamma Marisa parlano a monosillabi, chiusi nel dolore e attaccati al telefono nella speranza di avere notizie della figlia: anche la richiesta di un riscatto sarebbe meglio del silenzio. Non parlano con nessuno, hanno rifiutato di registrare un appello ai sequestratori. «Con il passare delle ore si fa sempre più fatica a essere ottimisti - mormora l'avvocato Quintavalle -. Delle indagini non sappiamo nulla. Speriamo che la riservatezza degli inquirenti sia quella che si usa quando si è vicini alla meta».