Una donna

Oriana Fallaci è morta, e io vorrei capire qualcosa che vorrei capire da tutta la vita. Ieri, sul sito del Corriere, si potevano leggere epitaffi anche sinceri e sentiti, parole di chi le aveva voluto bene. Più o meno tutti, però, si soffermavano sul carattere archetipico di Oriana che è quello di chi divide le persone, si fa amare o odiare, non cede a compromessi e non ne impara l'arte, sfugge ogni affiliazione, ogni potere, rimane a suo modo puro, passa poco tempo al telefono, non conosce troppi colleghi né frequenta politici, ha insomma il carattere intrattabile di chi spesso sbatte la porta perché fatica a mediare: difetti in vita, pregi in morte. Ecco, vorrei capire perché chi elogia questo genere di defunti, sovente, è la personificazione del loro contrario in vita. Ieri, sul sito del Corriere, c’erano Paolo Mieli e Gianni Riotta e Carlo Rossella, tra altri, che elogiavano Oriana Fallaci proprio perché aveva avuto tutte le caratteristiche passionali che loro non hanno mai voluto avere, né probabilmente desiderano avere. Vorrei comprendere, dunque, per quale ragione persone come Mieli o Riotta o Rossella elogiano un'Oriana Fallaci proprio perché lei non aveva nessuna delle caratteristiche che invece hanno trasformato loro tre in direttori. Vorrei capire, per dirla ancora peggio, perché le personalità che più amiamo, i nostri eroi, non li vorremmo come colleghi né come figli, e il loro telefono tace.