Donnavventura dopo i raid africani approda in tv

Valerio Boni

da Milano

Gli hotel che hanno ospitato gli arrivi di tappa dell’edizione 2004 sono solo un lontano ricordo. Per il 2005 le protagoniste di Donnavventura hanno trovato ambienti più in linea con il nome della spedizione. Per il 15° anno Donnavventura ha puntato su una rotta affascinante, l’Africa australe. Così, dopo il passaggio da Miami a Vancouver, è stata la volta di un lungo itinerario con partenza e arrivo a Johannesburg, attraverso Sudafrica, Mozambico, Malawi, Tanzania, Kenya, Zambia, Botswana e Namibia: 22mila chilometri percorsi in tre mesi, dall’11 agosto al 10 novembre con lo scopo di realizzare un reportage tv in più puntate, la prima delle quali va in onda su Retequattro il 7 gennaio. Passano gli anni e Donnavventura assume contorni sempre più definiti, e cresce in professionalità. Il filo conduttore che lega la prima edizione del 1989 a quella appena conclusa è la partecipazione di ragazze carine, senza limitazione di età, che non hanno paura di spezzarsi le unghie e rovinarsi il trucco in un viaggio nel quale la spartanità è di serie.
È tuttavia cambiato lo spirito, come dimostrato dal fatto che le partecipanti non effettuano più continue staffette durante la spedizione, la maggior parte di loro è presente dal primo all’ultimo chilometro. La squadra 2005, per esempio, era composta da 4 titolari - Bianca, Francesca, Katja e Francesca - rimaste al volante per tre mesi, alle quali si sono aggiunte 5 colleghe in vari periodi. Con un’alternanza sensibilmente ridotta rispetto al passato. Asfalto e agiatezze hanno rappresentato una porzione minima del viaggio, sostanzialmente dominato dall’impalpabile polvere rossa tipica delle piste di quelle zone. Un test impegnativo per il fisico delle ragazze, ma soprattutto per i mezzi meccanici. La dimostrazione arriva dal fatto che agli sponsor più femminili si sono aggiunti quelli tecnici, che vanno da AvMap con Geosat per i navigatori satellitari a GoodYear per i pneumatici, fino alla riconferma di Mitsubishi, che ha fornito i pick-up L200.
Le ormai caratteristiche auto rosse perdono rapidamente il ruolo di freddi ammassi di lamiere, per prendere il posto di più umane compagne di viaggio. Rigorosamente identificate al femminile (gli unici uomini ammessi sono il capo spedizione Maurizio Rossi e i cameramen) e battezzate Dolly, Billy, Charlie e Africa.