Donne accanto agli uomini, gli emiri bloccano il volo

da Milano
Hanno fatto come Totò e De Filippo che a forza «Scusi, scusi» cambiavano continuamente posto creando un trambusto generale. Solo che eravamo in un aereo e per di più in fase di rullaggio. Il pilota prima ha cercato di calmarli, poi ha rallentato, messo la freccia, parcheggiato il jet e fatto scendere i passeggeri. Che altri non erano se non membri della famiglia reale del Qatar.
Siamo a Linate, ore 15.55, il volo British Airways 563 sta iniziando la fase di decollo diretto a Londra, quando al pilota si presenta «nientepopodimenché» sua Altezza Sheikh Bader bin Khalifa al Thani, a capo di una piccola comitiva di nobili del Qatar, composta da un altro dignitario, tre donne, il cuoco e il cameriere. L’uomo aveva già creato un bel trambusto in cabina perché al momento di sedersi in business class si era accorto che le sue donne erano troppo lontane, mentre altre passeggere gli era troppo vicine. Insomma una commistione che non andava bene. Ha cercato di ridistribuire i posti chiedendo a mezzo aereo di spostarsi. Ricevendo risposte piccate.
Il sultano allora si è rivolto direttamente al comandante, facendolo però andare su tutte le furie. Forse capendo di averla fatta grossa, il principe arabo si è dichiarato pronto a riprendere i posti assegnati ma ormai era tardi. «Scendete» ha ordinato il pilota, non in volo ovviamente: prima ha fermato l’aereo, lo ha parcheggiato e poi ha aperto gentilmente il portellone. Allora i «qatariani» hanno fatto finta di non capire ed è stato necessario l’intervento della Polaria. Senza incidenti, perché i sette mediorientali hanno docilmente seguito gli agenti a terra.
Risultato, non c’erano più corsie aree libere e tra una cosa e l’altra, il volo 563 ha potuto partire solo verso le 19. Con una cinquantina di passeggeri che ha preferito rinviare la partenza visto che avrebbe perso le coincidenze dalla capitale britannica. Mentre i principi arabi hanno preso il volo Alitalia per Londra delle 19.40. E questa volta, crediamo, senza fare altre storie.