Donne col turbante l’eleganza di Prada si tuffa negli anni ’40

Lady Miuccia porta in scena la magia jazz di Billie Holiday. Gucci gioca con i grandi volumi. Etro e Moschino ironici e sublimi

Daniela Fedi

da Milano

La bellezza salverà il mondo. Lo dice Dostoevskij ne «L'Idiota», ma lo conferma Miuccia Prada con una sontuosa collezione che trasforma il glamour di una diva d'altri tempi in un concetto morale contemporaneo.
«Se ci si adagia ad accettare il brutto è la fine: nei luoghi in cui viviamo nelle città e soprattutto dentro di noi dobbiamo mettere il rispetto del bello tra i primi doveri della modernità» spiega la grande signora del Made in Italy poco prima di far sfilare i suoi insuperabili modelli per la primavera/estate 2007. È una moda pensata nel tentativo di rispondere alla domanda su quale sia il senso della bellezza di oggi» conclude parlando poi di forme semplici e tessuti preziosi, di volumi importanti all'altezza delle spalle che finiscono in niente sotto e di turbanti in testa dalla mattina alla sera.
In realtà ciò che Prada ha presentato ieri sera a Milano era una riedizione tanto moderna quanto magistrale della sublime eleganza degli anni Quaranta con qualche accenno a Billie Holiday, l'iconica jazzista di colore chiamata «Lady day» per il suo aspetto sempre impeccabile anche nei momenti più tristi di una vita segnata da alcool e droga.
Dal personaggio che tra l'altro ha ispirato lo struggente brano «Angel of Harlem» degli U2, Lady Prada ha preso essenzialmente l'attitudine al ben vestire. Infatti le modelle camminavano come dive anche se apparentemente prive di gonna sotto ai caban in raso duchesse nei doviziosi colori dell'ametista e del rubino.
L'alternativa al corto deciso che pure non sa di minigonna, era rappresentata da magnifici abiti a trench, oppure da semplici sottane a tubo fatte apposta per far risaltare la fulminante linea dei capispalla. Spettacolari tanto gli abiti quanto i soprabiti in camoscio con raffinate stampe a riccioli, volute e greche stilizzate, oppure completamente coperti da frange allo stesso tempo composte e danzanti. Invece della gardenia bianca con cui Lady Day si decorava i capelli, Lady Prada propone un curioso turbante volutamente a contrasto con gli enormi zainetti che a volte compaiono al posto delle borse. Insomma un'immagine fresca e dinamica, ma comunque impeccabile perfino nei pagliaccetti (un classico degli anni Quaranta) e nei modelli decorati da tappi di bottiglia schiacciati al posto delle paillettes.
Anche per quel che riguarda Bottega Veneta, marchio del Gruppo Gucci disegnato da Tomas Maier, dire bello è dire poco: il lusso più intelligente ed esclusivo che si possa immaginare. La collezione ruotava attorno all'idea dei grandi volumi controllati ad arte. Così il punto smock tipico dei vestiti da bambina definisce la forma del sublime giacchino in pelle di vitello lavata in lavatrice e poi assottigliata fino a sembrare seta. Mentre gli abiti da sera in semplicissimo cotone bastoncino da camicia maschile, grazie a un sapiente gioco di cinture in pelle assumono nuove e seducenti proporzioni. Magnifici i colori che vengono tutti dal rosso pur non essendoci niente di scarlatto in passerella ma tanto champagne rosè, cenere di rosa, mosto e vinaccia.
La stessa pallida palettes si ritrova con punte di grigio, mastice e blu nella perfetta collezione di Consuelo Castiglioni per Marni. Stavolta la stilista ha saputo distillare in forme tanto nuove quanto portabili quell'eleganza sussurrata che è la sua cifra creativa. Ottimo lavoro anche da parte di Veronica Etro che ha dimostrato un'intelligente coerenza con il marchio fondato dal padre Gimmo: il più colto e raffinato converter di tessuti del made in Italy. Perfino i bellissimi accessori in pelle argentata rimandavano alle inimitabii stampe paisley della casa trasformate in blocchi di colori tenui nei deliziosi abitini a sacchetto. Senza questi e senza un elegante robe manteaux una donna la prossima estate potrebbe sentirsi come minimo fuori luogo. E infatti Moschino ne ha proposti tantissimi. Di grande classe, anche se per una volta privi della sorridente ironia che ha reso grande la griffe nel mondo.