Donne col velo fanno causa a McDonald's

In una cittadina del Michigan due donne si sono rivolte all'avvocato per fare causa alla catena di fast-food che non le ha assunte perché indossano l'hijab, il tradizionale velo islamico

Detroit - E' stato uno dei primi simboli della "globalizzazione" e, proprio per questo, è divenuto bersaglio dei no-global sparsi in ogni angolo del pianeta. Poi è finito nel mirino di nutrizionisti e cultori del "mangiare sano" semplicemente perché una dieta basata tutta su patatine e hamburger ovviamente non può far bene alla salute. Oggi la più famosa catena di fast-food al mondo, McDonald's, si trova a dover fronteggiare un'altra accusa pesante: discriminazione razziale. Due donne americane hanno fatto causa contro un Mc Donald’s di Dearborn, cittadina del Michigan nei pressi di Detroit, accusando la multinazionale dell’hamburger di non averle assunte perché indossano il velo islamico.

I due casi denunciati I casi di Toi Whitfield, 20 anni, e Quiana Pugh, 25 anni, verificatisi a due anni di distanza l’uno dall’altro (il primo nel 2006 e il secondo questo mese), hanno provocato, com'era prevedibile, una dura reazione nella comunità islamica della città. Le due donne si sono rivolte a un avvocato per fare causa sia al manager del fast food sia a tutto il gruppo, accusandoli di aver violato la legge sui diritti civili dello Stato del Michigan.

Prima mai problemi d'integrazione Prima di tale episodio la comunità islamica di Dearborn non aveva mai avuto problemi, tanto che negli ultimi anni molti negozi, compreso il fast food in questione (con le polpette di pollo fritto), avevano iniziato a vendere persino carne halal (quella consentita dalla religione musulmana) proprio per andare incontro alla sempre maggiore richiesta dei clienti islamici.

La protesta Dawud Walid, responsabile locale del Consiglio sulle relazioni tra America e Islam, si è detto sorpreso e inorridito del fatto che con una comunità islamica così numerosa in Michigan si continuino a discriminare le donne musulmane che cercano lavoro. Ma davvero si è trattato di discriminazione?

L'uniforme Chiunque sia stato in un fast-food avrà di certo notato che il personale che vi lavora indossa lo stesso abito, una sorta di "uniforme". E' un modo come un altro per distinguere il personale dai clienti, una scelta che fanno molte aziende. Una delle ragioni che possono portare al licenziamento di un dipendente è il rifiuto di indossare questa "divisa" da lavoro. E' evidente che, senza che ciò abbia minimamente a che fare con la religione ma piuttosto con il buon senso, indossare un velo altera - e non di poco - l'ordine che l'azienda vuole dare ai propri dipendenti. In questo come in altri casi, quindi, l'impressione è che si voglia prendere a pretesto un banalissimo episodio per trasformarlo - ad arte - in una crociata a sfondo religioso. Il risultato è quello di infiammare gli animi soffiando sul fuoco dell'intolleranza. Probabilmente, anzi sicuramente a quelle due ragazze interessava davvero il lavoro (forse non proprio quello, ma un lavoro sì). Ma il velo, forse, è solo il grimaldello che i legali hanno deciso di utilizzare per vincere la causa. Era proprio necessario, dunque, inscenare una crociata religiosa a colpi di "patatine fritte"?