Donne in crisi tra lavoro e famiglia Con il secondo bebè a casa 7 su 10

da Milano

Il mammo non abita qui. In Italia, la rinuncia al lavoro per famiglia e figli è tutta al femminile. E, a differenza di Inghilterra e Stati Uniti, da noi neppure uno tra politici o imprenditori fanno la plateale scelta che finisce sui giornali: «Lascio tutto e mi dedico alla vita privata».
Da noi non c’è scampo. Quando nasce un figlio il dubbio di continuare a lavorare penetra già nell’animo di una mamma. Quando nasce il secondo, il dubbio diventa certezza: il lavoro si trasforma in un ostacolo nella gestione della quotidianità e spesso si abbandona l’ufficio per sfinimento. Le fredde cifre di un sondaggio condotto dall’Ipsos per conto della Lines confermano questa tendenza italica: il 51% delle donne con due marmocchi da accudire diventa casalinga, mentre sette donne su dieci hanno almeno una persona di cui prendersi cura.
Eppure all’estero questa situazione è sconosciuta. Perché? Tutta colpa dello scarso supporto alle donne italiane da parte del welfare, spiega il sondaggio.
In Italia, per esempio, la copertura degli asili per i bambini nella fascia di età 0-3 anni è solo del 6%. In Gran Bretagna è del 63%, in Francia del 29%, in Germania del 13%. Non solo. La parte del Pil destinato alle politiche familiari è irrisorio, solo lo 0,9% , contro il 3% della Germania.
Non c’è da stupirsi, dunque, in Europa le cose vadano in segno diametralmente opposto. In Gran Bretagna, Germania, Francia è addirittura presente la «doppia gobba occupazionale».
In pratica il tasso occupazionale femminile tende a crescere dopo il 1° figlio. In Italia, invece, un figlio pone la donna di fronte a un doloroso bivio.
Ovviamente la retribuzione incide sulla scelta di abbandonare il lavoro. Il 45% delle donne intervistate, infatti, si dichiara per niente o poco soddisfatta dello stipendio. E se il mensile viaggia intorno ai 1.200 euro praticamente «vola» nelle mani di una qualsiasi babysitter a tempo pieno che si rispetti. Da qui la scelta inevitabile di seguire i figli direttamente piuttosto che affidarli a mani estranee senza riuscire a risparmiare neppure una minima parte dello stipendio percepito.
L’indagine offre quindi l’immagine di una donna strattonata fra responsabilità e aspirazioni nel lavoro e responsabilità gravose in famiglia. Un impegno che assorbe totalmente, a tal punto che le donne tendono a minimizzare molte delle proprie esigenze, anche relative alla salute. Infatti, in caso di disturbi che possono nel tempo sfociare in patologie rilevanti, le donne preferiscono non usufruire del permesso per malattia.
Alcuni esempi: il 57% delle donne intervistate ha dichiarato di soffrire di ansia o stress e nel 93% dei casi non ha usufruito mai o raramente di permessi. Questa tendenza a non curarsi di sé si riscontra anche nell’ambito della conoscenza dei diritti. L’indagine ha chiesto alle intervistate quanti dei 6 diritti più comuni dedicati alle donne lavoratrici conoscessero: il 42% non conosce il congedo parentale; il 73% delle donne non conosce il diritto di poter avere corsi per agevolare il reinserimento dopo la maternità.