Le donne d’Oriente nuove maestre del potere

La Rice scende dal podio La prima italiana è Marina Berlusconi al trentatreesimo posto

Un vecchio proverbio dice che una donna, per essere considerata la metà di un uomo, deve valerne il doppio. E la saggezza popolare aggiunge anche che non è certo difficile. Un machiavellico e molto più recente aforisma sentenzia che «il potere logora chi non ce l’ha». Non sono certo «logore» le signore che siedono alle scrivanie più prestigiose del mondo. Non le ha sciupate nemmeno quella gavetta forse lunga e faticosa il doppio. Le fotografa la rivista americana Forbes che pubblica, ogni anno, la classifica mondiale delle 100 donne più potenti. Nessuna sorpresa al vertice: prosegue il regno della «cancelliera» tedesca Angela Merkel, quasi una Maria Teresa d’Austria del Duemila. Lo stupore arriva, però, già alla 2ª posizione. Il potere ha gli occhi a mandorla: la vice-premier della Cina Wu Yi sorpassa la nuova lady di ferro «Condy», nientemeno che il segretario di Stato Usa. Incontriamo, infatti, la Rice solo al 4° posto, surclassata anche da Ho Ching, top-manager di Singapore. Già, perché, che si tratti di classifiche in pantaloni o in gonna, è il business a generare potere. Tra le prime 25 posizioni, spadroneggiano «chairwoman» di colossi economici. Tra chi governa, Sonia Gandhi resiste con un decoroso 6° posto, ma già Elisabetta II scivola giù al 23°. E se Hillary perde la corsa alla Casa Bianca, può scordarsi anche il suo attuale 25°. La prima italiana compare al 33° (nel 2006 era al 42°) e, ovviamente, non fa politica: è Marina Berlusconi, presidente Fininvest e Mondadori. Se guardiamo al fiuto per gli affari, escludendo politiche e regine, balza addirittura al 4°. Le fa compagnia, alla 91ª posizione generale, solo un’altra italiana: Giuliana Benetton.