Donne e uomini uguali. Nel raccontare balle

Non sappiamo chiedere scusa ma siamo bravissimi nell’inventare scuse. Altro che lavoro, la nostra è una Repubblica fondata sulla bugia. Che - confessiamolo - in certi casi può regalare sensazioni inebrianti, ma che - se diventa un’abitudine - riflette solo persone piccine, ancorché col naso lungo. Chi infatti spara balle a raffica è tendenzialmente un fallito, uno che non sa (o non vuole) assumersi le proprie responsabilità, un mezzo vigliacco, un aspirante quaquaraquà.
Fandoniaman è un Superman sempre prodigo di giuramenti che non manterrà mai; si diverte così, poverino: illudendosi di prendere in giro la gente che finge di credergli ma, in realtà, lo compatisce. Stiamo usando il genere maschile, però la cosa vale pure le donne. Una percentuale che è esattamente fifty-fifty. Almeno questo è il responso di una ricerca SWG commissionata da Unibet, leader europeo dei giochi on line. Differenze geografiche? Nessuna: l’esercito dei «cazzari» è uniformemente distribuito da nord a sud, isole comprese. E la fantasia, nell’inventare panzane è senza confini: «Scusa il ritardo, ma sai, ho incontrato un vip per strada e ho perso tempo per l’autografo»; «Mi si era impigliato il vestito nella portiera e sono corsa a cambialo»; «Mi sono entrati i ladri in casa» e via frottolando.
L’indagine, realizzata su un campione di 700 individui tra i 18 e i 64 anni, dimostra infatti come agli italiani le bubbole piacciano «divertenti e creative». Fatto sta che il 17% della popolazione è un professionista della fanfaluca, mentre il 52% mente solo «qualche volta». Il web sembra essere la fonte di ispirazione primaria delle ciance degli italiani, che nel 34% dei casi affermano di usare un social network per comunicare una bufala. Ma le scuse non solo bisogna saperle inventare, ma anche reggere; e invece, il 16% ammette di essere stato colto in flagrante proprio in rete, perché collegato mentre avrebbe dovuto presiedere un «impegno inderogabile».In realtà gli italiani accampano storie farlocche per motivi quotidiani piuttosto banali: per evitare riunioni o incontri (36%), per aver dimenticato un impegno (31%) o essere in ritardo ad un appuntamento(28%). Il mal di testa per le donne (61%) e l'impegno di lavoro per gli uomini (43%), restano comunque le più gettonate; per i figli, invece, la colpa è naturalmente sempre dei professori (57%).Ma spesso la scusa serve non ad evitare un impiccio ma a fare in modo di non dover rinunciare a qualcosa cui si tiene particolarmente. Ad esempio per poter vedere in santa pace una partita di calcio in tv, il 30% del campione maschile sarebbe disposto a mettersi in ferie dal lavoro fingendosi malato; mentre le donne (35%), pur di seguire il concerto del cantante preferito, si inventerebbero il solito mal di testa per bloccare gli approcci sessuali del partner. Che dire? Peggio per loro!