Le donne fanno un altro fioretto Stravinto anche l’oro a squadre

Di Francisca, Errigo, Vezzali avevano già dominato l’individuale Gloria
anche per la Salvatori. E per Valentina record di titoli: 12

A vincere non ci si stanca mai, anzi viene più facile quando si è allenate a farlo. Le avversarie diventano solo un dosso trascurabile verso l’appuntamento con la storia e i festeggiamenti finali sono quelli svagati dei predestinati. Le donne d’oro dell’arma d’oro dello sport d’oro azzurro trionfano per il secondo anno consecutivo nella prova a squadre del fioretto ai Mondiali di scherma. Sotto le vetrate art nouveau del Grand Palais di Parigi va in scena il dominio assoluto, celebrato con educata compostezza dalle tre ragazze che già domenica scorsa erano salite in comitiva sul podio, ma su gradini sfalsati: Di Francisca prima, Errigo seconda, la regina spodestata Vezzali terza. E stavolta c’è gloria anche per Ilaria Salvatori, che si iscrive a referto consentendo alla Di Francisca di riposare in panchina nella prima sfida contro il Venezuela.

Un trionfo che ha tanti sapori, tutti dolcissimi: ci issa al primo posto del medagliere parigino, pareggiando i due ori russi ma rispetto a loro vantando nel carniere anche con due argenti e un bronzo: e chissà che oggi Baldini, Cassarà Aspromonte e Barrera non abbiano un rigurgito sessista riscattando le delusioni dell’individuale e appesantendo il nostro bottino. Ma c’è dell’altro: le donne del fioretto tornano a fare bottino pieno (oro individuale e a squadre) dopo nove anni, un’eternità in una disciplina dominata: era il 2001 ed eravamo ancora in Francia, a Nîmes, la Vezzali vinse dapprima da sola e poi con la complicità di Bianchedi, Scarpa e Trillini. La stessa gigantesca Valentina raggiunge a 36 anni Aleksandr Romankov al primo posto dei mondiali vinti: dodici. Un altro contrattino firmato con la storia.

Lasciamo ad altri spiegare perché lo sport italiano abbia il sorriso delle donne e il broncio dei maschietti, tediarci con le quote rosa e azzurre. Noi ci godiamo il sorriso limpido e seducente, come sa essere seducente chi vince, di Elisa, Arianna, Valentina e Ilaria; la consapevolezza maturata sbirciando le carte di identità della Di Francisco (nemmeno 28 anni) e della Errigo (22) che anche quando la Vezzali appenderà il fioretto al chiodo questa arma continuerà a rifocillarci di medaglie iridate; la forza tranquilla del ct Stefano Cerioni, che taglia corto: «Se le ragazze tirano come sanno si vince». E ieri sapevano. Eccome, se sapevano.

Il successo del Grand Palais è arrivato al termine di una marcia trionfale che solo nella finale contro la Polonia ha conosciuto i timidi brividi di una qualche incertezza: le polacche scattavano infatti sul 10-3 grazie ai problemi di carburazione della Errigo (2-5 dalla Gruchala) e della Vezzali (addirittura 1-5 dalla Chlewinska) e toccava alla Di Francisca dare una sveglia alle compagne schiantando con un 9-4 la Rybicka. Da quel momento l’Italia scollinava: dapprima il sorpassino operato dalla Errigo contro la Chlewinska (parziale di 8-4 per il 20-18) poi il piccolo allungo ancora della Di Francisca (25-22) e quindi arrivava il contributo della Vezzali, con un 5-2 alla Rybicka che ci portava sul 30-24. Poi la Di Francisca si distraeva un po’ con la Chlewinska (5-7), la Arrigo stendeva 5-2 la Rybicka e toccava alla Vezzali chiudere sul 45-37. In precedenza le azzurre avevano asfaltato nella sessione mattutina il Venezuela agli ottavi per 45-11, avevano passeggiato sulle ceneri delle padrone di casa francesi con un 45-24 che portava le firme della Di Francisca (15-4) e della Vezzali (15-7) e in semifinale avevano abbattuto la Germania 45-30 con un 18-10 della Di Francisca, un 15-8 della Errigo e un 12-12 di una timida Vezzali. Cameriere, champagne.