Donne, un graffio con la penna

Provate a parlar loro di quote rosa e vi scoppieranno a ridere in faccia. Negli ultimi cinque anni, una pattuglia di donne conservatrici ha conquistato il pubblico americano senza bisogno di favoritismi o reti di protezione. Accendete la radio, fate zapping in tv, entrate in libreria o comprate un quotidiano qualsiasi negli Stati Uniti. Vi accorgerete che le voci, le firme e i volti femminili si sono moltiplicati. E se in Italia è ancora difficile trovare libri di analisi o editoriali siglati da donne, negli Usa le commentatrici politiche invece spopolano. E, quel che è più interessante, fanno furore fuori dal ghetto delle pagine di moda e costume dove erano tradizionalmente relegate.
Non c’è buonismo o propaganda politicamente corretta alla radice di questo fenomeno. C’è solo e semplicemente il mercato. Gli show televisivi e radiofonici condotti da donne con carica aggressiva e giudizi taglienti, attirano il pubblico, moltiplicano gli ascolti, fanno schizzare i prezzi delle inserzioni pubblicitarie.
La più conosciuta è Ann Coulter, diva del momento per i conservatori americani. Tanto da guadagnarsi, quest’estate, la copertina di Time. È alta, bionda, magra, sembra una modella di Ralph Lauren e indossa sempre la minigonna. Dal 2001 in poi è diventata un vero mito perché scrive sui giornali quel che gli elettori conservatori dicono al bar e dice in tv quel che i leader repubblicani non osano nemmeno pensare. Scrive pamphlet aggressivi ed è ormai una polemista professionista: per alzare l’audience di un talk show basta invitarla in studio e darle in pasto un intellettuale liberal. Nessuna riesce a far uscire la sinistra dai gangheri come lei. Recentemente ha scritto un libro che non vedrete mai tradotto in italiano. Si intitola How to talk to a liberal. If you must, ovvero Come parlare a uno di sinistra. Se proprio devi. Ecco i consigli della Coulter: mai arrendersi, mai stare sulla difensiva, insultare il nemico, mai scusarsi («viene visto come segno di debolezza»), mai fare un complimento, mai mostrarsi cortesi. La strategia è semplice: sparare per primi quando si può e rispondere sempre colpo su colpo. Stare sempre attenti a rendere i propri colpi chiari e ben argomentati. E ricordarsi soprattutto che vedere un buonista esplodere di rabbia è davvero divertentissimo.
Ann Coulter questi consigli li segue alla lettera, ma non è la sola. Della stessa pattuglia di opinioniste di successo fa parte, ad esempio, Laura Ingraham. Un’altra pasionaria bella, bionda e conservatrice che va per la maggiore. Nata 40 anni fa nel Connecticut, la Ingraham conduce dal 2001 una trasmissione radiofonica quotidiana, The Laura Ingraham Show: un appuntamento fisso che va in onda su 290 stazioni radio in tutto il Paese, perfetto mix di commento politico, satira e cultura pop sul modello di Rush Limbaugh, il guru della destra radiofonica americana. La Ingraham ha un curriculum di tutto rispetto. Laureata in legge, prima di sbarcare in radio ha lavorato come speechwriter per l’amministrazione Reagan e poi come assistente nell’ufficio del celeberrimo giudice della Corte suprema Clarence Thomas. Alla fine degli anni ’90 divenne commentatrice politica della Cbs e ottenne uno show televisivo tutto suo (Watch it!) su Msnbc. Se con la radio è diventata popolare, con i suoi due libri è diventata un vero e proprio mito dei repubblicani. Il primo è dedicato a Hillary Clinton, l’ultimo - Shut up and sing, Zitto e canta - è rivolto invece alle stelle dello spettacolo che, più per moda che per convinzione, si gettano in politica. Sempre a sinistra.
Ancora dallo staff della Casa Bianca dei tempi di Ronald e Nancy Reagan arriva Mona Charen, la più washingtoniana delle firme femminili di destra. Laureata in legge, giornalista della National Review (il tempio del conservatorismo americano), lavorò con Nancy Reagan e poi nell’ufficio pubbliche relazioni della presidenza degli Stati Uniti. Oggi è una delle commentatrici della Cnn e scrive analisi politica per più di cento quotidiani americani. Al suo attivo due best seller politicamente scorretti, entrambi dedicati alla sinistra: Useful idiots, Utili Idioti (2003) e Do-gooders: How liberals harm those they claim to help, Buonisti: come la sinistra danneggia coloro che pretende di aiutare (2005).
Non è necessario essere bionde per conquistare il cuore della destra americana. Uno dei volti e delle firme più amate degli ultimissimi anni, infatti, è Michelle Malkin, figlia di immigrati filippini, nata a Philadelphia e cresciuta in New Jersey. Michelle è un vero e proprio ciclone, che mischiando il commento incisivo al giornalismo d’inchiesta, riesce spesso a sollevare veri e propri casi mediatici. I suoi articoli appaiono ogni settimana su oltre cento quotidiani e riviste, dal Wall Street Journal al Weekly Standard e Reason. E non passa settimana senza che appaia in uno degli show televisivi di punta di Fox news. È titolare di uno dei blog più popolari di tutto il cyberspazio americano dove dialoga con i fan e procura frequenti attacchi di bile agli avversari.
All’indomani dell’11 settembre la Malkin scrisse il suo primo, vendutissimo libro sui pericoli dell’immigrazione in America. Poi, lo scorso anno, ha sconvolto i benpensanti con un pamphlet sull’internamento dei prigionieri giapponesi in America durante la Seconda guerra mondiale. Quest’autunno è atteso il suo terzo libro, in tempo per le strenne natalizie. E farà furore, c’è da scommetterci.
Cristina Missiroli