«Le donne? Hanno il cervello diverso» Una scienziata riapre la polemica sulle differenze intellettive tra maschi e femmine

Ogni volta che si tocca l’argomento è quasi scontato che si finisca litigando e mandandosi a quel paese. A qualsiasi livello, in qualsiasi contesto e a qualunque età parlare di cervelli diversi tra uomo e donna divide.
In questo caso a riaprire la polemica arriva un libro di una neuropsichiatra californiana che, pungendo proprio sul vivo, conferma una vecchia teoria: c’è diversità tra l’attività celebrale degli uomini e delle donne. Venti anni di studio parlano chiaro: gli ormoni incidono eccome, fanno la differenza tra un sesso e l’altro, e Louann Brizendine lo afferma senza timore, tanto che il suo The female Brain si propone come un vero e proprio manuale per l’uso del cervello della donna. La tesi proposta dal volume è che la chimica cerebrale e lo stesso «cablaggio» del cervello femminile lo rendono profondamente diverso da quello degli uomini. Da qui non si scappa, anche gli impulsi delle adolescenti, come la passione per gli sms o per lo shopping, secondo la neuropsichiatra, possono essere spiegati studiando le attività ormonali.
Le reazione delle femministe sono state furiose. Indignate e offese - loro proprio non ci stanno - promettono di dare battaglia. Il tema delle diversità cerebrali tra uomo e donna è da tempo un terreno minato negli Usa. L'ex rettore di Harvard, Lawrence Summers, si è giocato il posto mesi fa per aver sostenuto che studi scientifici proverebbero che le donne hanno limiti congeniti nell’affrontare tematiche scientifiche e questo ne spiegherebbe il minor successo accademico.
Le reazioni alle tesi della Brizendine, il cui libro fa discutere prima ancora di essere sugli scaffali, sono in molti casi ai limiti dello sdegno. La psicologa Janet Hyde, dell’Università del Wisconsin a Madison, sostiene che decenni di studi hanno portato a concludere che le diversità «sono statisticamente vicine allo zero» e per questo leggere ricerche come quella della neuropsichiatra della California «fa male alla mia pressione». Anche per la psichiatra Nancy Andreasen, dell’Università dell'Iowa, le differenze «sono usate solo per opprimere e sopprimere le donne». Ma la Brizendine non retrocede di un millimetro. Per lei «diverso» non significa necessariamente migliore o peggiore. Nella sua tesi non c’è spazio per inutili sensi di inferiorità. «So che non è politicamente corretto dirlo - ha spiegato in un’intervista al settimanale Newsweek - e per anni mi sono divisa tra le mie idee politiche e quello che dice la scienza. Ma credo che le donne davvero percepiscano il mondo in modo diverso dagli uomini. Se le donne fanno attenzione a queste diversità possono prendere decisioni migliori su come gestire le loro vite». Per anni, ha raccontato, le è toccato vivere in un ambiente scientifico che ha sottovalutato o ironizzato sul ruolo degli ormoni nell’attività cerebrale femminile. Ma ora i suoi studi aiutano a capire non solo perché le bambine preferiscono le bambole e i maschietti i camion-giocattolo, ma anche quali imperativi si scatenano nella mente di una teen-ager per spingerla a diventare ossessionata - assai più dei coetanei dell'altro sesso - dagli «instant messenger» e dai messaggini telefonici.
In un viaggio alla scoperta degli effetti di ormoni come ossitocina, prolattina, estrogeni e dopamina, il libro affronta le ragioni neurologiche per cui le donne pensano al sesso meno degli uomini e quali cambiamenti avvengono nella chimica cerebrale dopo un parto o dopo la menopausa. Le tesi della Brizendine vanno a inserirsi in un filone di studi, prolifico negli Usa, che sta avendo effetti anche sul sistema educativo del paese. Varie scuole di pensiero che godono di ampio seguito, per esempio, sostengono che le diversità fisiche e mentali di maschi e femmine richiedono modalità di insegnamento differenti: una teoria che è alla base del numero sempre crescente di classi scolastiche che prevedono la separazione dei sessi.