Donne italiane, una foto lunga 50 anni

Scatti scelti da Amnesty International per illustrare le violazioni dei diritti

Marta Bravi

Chi l’ha detto che per «parlare» della violazione dei diritti delle donne siano necessarie immagini esplicite e choccanti? Chi l’ha detto che la maggior parte delle violenze si consumano in pubblico, per strada, sotto gli occhi di tutti? La violenza sulle donne e la privazione dei loro diritti avvengono negli interni, nelle case, spesso da parte di compagni, parenti, mariti, figli. Nei luoghi che si considerano paradossalmente più sicuri e dalle persone che si considerano care, amiche. Nel più angosciante silenzio.
È per questo che in «Italiane» il volume fotografico di Gianni Berengo Gardin, presentato oggi alle 11 al Nuovo Spazio Guicciardini di via Melloni 3, non troverete niente di tutto ciò. Sono bianchi e neri che immortalano donne, ragazzine, bambine nei vari momenti della loro vita, alla feste, in processione, sulla spiaggia, nelle ville, alle cresime, al lavoro. Scatti che hanno attraversato 50 anni di storia italiana, dal 1954, quando il grande artista prese in mano la macchina fotografica, fino a oggi. In mezzo ci sono una carriera internazionale che ha consacrato l’artista ligure come il più noto e importante fotografo italiano e i cambiamenti di natura storica, politica e sociale che hanno attraversato il movimento femminile. Il terribile paradosso si insinua tra le lotte che le donne hanno fatto per la conquista della parità dei diritti e le violenze nei loro confronti che non accennano a diminuire.
Non tutti le sanno cogliere, eppure una donna su tre nel mondo, secondo i dati di Amnesty International, è vittima di violenze fisiche, sessuali, psicologiche ed economiche. E non tutti le sanno vedere. Berengo Gardin sì. Grazie al terzo occhio, metafisico - la sensibilità dell’artista - e fisico - l’obiettivo di una macchina fotografica - è riuscito a intuire, a intravedere queste storie. «Non è cosa facile saper guardare, e men che meno scontata: ci vuole rispetto, passione, ironia - scrive Lella Costa nella prefazione del libro. Ci vuole la consapevolezza che con queste immagini si può raccontare un’epoca, un mondo. E Gianni ci racconta mille storie e poi cento e poi mille ancora, e insieme ci racconta un pezzo della storia con la maiuscola, quella di questi ultimi cinquant’anni».
Non a caso le splendide foto di Berengo Gardin sono state scelte per inaugurare la nuova serie di libri fotografici «Un fotografo per i diritti umani» per i tipi di Ega editore (pp. 80, 24 euro), in stretta collaborazione con la sezione italiana di Amnesty International, che presenterà un libro all’anno proprio sul tema della violazione dei diritti.