Donne kamikaze a Bagdad, strage di poliziotti

Rapito un altro americano: «Lo uccideremo entro 48 ore». Bush: «L’America non paga riscatti»

Fausto Biloslavo

Due donne poliziotto, infiltrate di Al Qaida, si sono fatte saltare in aria nell’Accademia di Bagdad, che avevano cominciato a frequentare come cadette, mentre un altro cittadino americano è stato rapito e mostrato in un video mandato in onda da Al Jazeera.
Il duplice attentato kamikaze di ieri mattina nella capitale irachena, che ha provocato 43 vittime, è il più grave dell’ultimo mese. Ancora più grave tenendo conto che è stato eseguito da due donne, che si erano arruolate per portare a termine la missione suicida. Il ministro dell'Interno iracheno Bayan Baqer Sulagh ha confermato che «l'attentato è stato compiuto da due donne poliziotto della stessa accademia. Questo fatto prova infiltrazioni interne difficili da controllare».
Le donne kamikaze portavano le cinture esplosive sotto le uniformi. La prima si è fatta saltare in aria vicino a un gruppo di cadetti all’esterno di una delle aule dell’edificio. Temendo che si trattasse di un attacco dall’esterno, con razzi o mortai, gli altri poliziotti sono scappati in cerca di rifugio. E qui è entrata in azione la seconda kamikaze che si è fatta esplodere all’ingresso del bunker dove gli iracheni si stavano ammassando. Un attentato studiato meticolosamente, che secondo le autorità ha ucciso 43 persone, fra le quali 7 donne poliziotto, e ferito oltre 70 tra allievi e ufficiali. Gli americani forniscono, invece, un bilancio più basso di 36 vittime. «Eravamo seduti nel cortile, quando ho sentito il primo scoppio», ha raccontato il maggiore Wisam al Heyali. «Pochi secondi dopo siamo stati investiti da una seconda esplosione mentre stavamo correndo ­ ha aggiunto - Ho visto i miei colleghi cadere a terra».
La rivendicazione di Al Qaida fra i due fiumi, la costola della rete del terrore che opera in Irak, parla stranamente dei terroristi suicidi chiamandoli «fratelli», quindi uomini legati dalla fede nella guerra santa e non «sorelle», come aveva fatto in passato per altre donne kamikaze. Il comunicato del gruppo di Al Zarqawi è come sempre truculento: «I corpi di quei cani della polizia, che spargono il sangue dei sunniti e ne dilaniano le carni, sono stati fatti a pezzi». Nella parte finale è chiaro il riferimento alle elezioni del 15 dicembre quando i terroristi spiegano che «la gloria della religione non proviene dall'urna elettorale». Qualche ora più tardi un altro kamikaze si è fatto esplodere all’ingresso di un bar della capitale provocando tre morti e venti feriti.
Il grave attentato all’accademia di polizia è coinciso con un ’altro sequestro. La tv araba Al Jazeera ha mandato in onda un video che rivendica il rapimento di un cittadino americano, Ronald Schulz, sequestrato dall’Esercito islamico, lo stesso gruppo che uccise il giornalista italiano Enzo Baldoni. Nel video è inquadrato un giovane biondo, seduto su una sedia di plastica bianca, con le mani legate dietro la schiena. Schulz sarebbe un esperto di sicurezza che lavora per il ministero della Ricostruzione. Le immagini portano il logo dell’Esercito islamico e mostrano anche i documenti dell’americano rapito. I sequestratori chiedono alle truppe Usa di liberare i prigionieri iracheni e di risarcire la popolazione della provincia di Al Anbar dove si stanno intensificando le operazioni anti guerriglia. Se non saranno accettate queste condizioni entro 48 ore, l’ostaggio verrà ucciso. Schulz è il settimo occidentale e il secondo americano rapito in Irak negli ultimi dieci giorni. Il presidente George W. Bush ha ribadito ieri che farà di tutto per riportare a casa gli ostaggi aggiungendo, però, che gli Stati Uniti «non pagano riscatti per nessuno».