Le donne di New York spiate da 500 videoguardoni

Sociologi e poliziotti lo chiamano in gergo «sollevamento gonne»

Silvia Kramar

da New York

Qualche giorno fa una pattuglia della polizia newyorchese si è fermata sulla Ottantottesima strada di Manhattan. Ne sono scesi tre poliziotti, della squadra anti ordigni, protetti da capo a piedi. Lo spauracchio del terrorismo ha fatto bloccare l'intero isolato, deviando migliaia di persone che tornavano a casa dal lavoro. Sotto una grata della metropolitana qualcuno aveva avvistato una strana scatola metallica, e nella New York del post undici settembre non c'è più spazio per i dubbi. Così i tre agenti della NYPD si sono messi al lavoro con l'idea di disinnescare un possibile ordigno esplosivo, accorgendosi invece che si trattava solamente di una piccola videocamera, nuovissima, puntata in alto e collegata al computer di un guardone. Che probabilmente aveva intenzione di filmare le parti intime delle donne che, a migliaia, in questi giorni d'inizio estate, camminano su quella grata indossando gonne e abitini. E una telecamera simile era stata istallata anche a pochi passi da una delle scuole femminili private più prestigiose della Upper East Side newyorchese, la Dalton school.
Negli Stati Uniti il fenomeno del voyeurismo da videocamera è l’ultima frontiera di una cultura da reality show, un parente dei vecchi spogliarelli televisivi delle casalinghe che nemmeno l'Fbi riesce più a contenere. Il governo americano ha persino dichiarato fuorilegge, nel 2003, il «video voyeurismo» dopo che una giovane donna di Long Island aveva scoperto che il suo padrone di casa aveva istallato segretamente una videocamera nella sua stanza da letto, nascosta nel sistema antincendio. La «Stephanie law», la legge di Stephanie, questo il nome della donna, aveva aperto le vie legali per tutti quelli che volevano difendersi dai video guardoni, ma il fenomeno è in continua crescita: secondo Al Goldstein, ex direttore della rivista pornografica Screw, oggi vi sarebbero almeno una quarantina di siti web dedicati al nuovo passatempo, chiamato in gergo «upskirting», cioè sollevamento gonne. «Più di cinquecento videocamere come quella della Ottantottesima strada sono nascoste in qualche luogo pubblico di New York», ha confermato Goldstein.
Si trovano soprattutto nei camerini dei grandi magazzini (alcuni casi sono già finiti sulle prime pagine dei rotocalchi), nei bagni di qualche ristorante e a volte anche negli spogliatoi di qualche liceo. Fortunatamente il guardone che aveva istallato la videocamera sotto la grata della metropolitana aveva lasciato un filo staccato e non era quindi riuscito a trasmettere alcuna immagine al suo computer. Ma quelle preregistrate mostrano delle scene di una commediola di bambini, inscenata in una scuola, facendo credere che il pervertito avesse, già da tempo, mire sessuali sui minori. Così da qualche giorno le donne newyorchesi, in gonna, evitano di camminare sulla grate. «Mi rifiuto di diventare la Marilyn Monroe di qualche squilibrato», ha dichiarato una ballerina di Broadway zigzagando lungo una avenue riferendosi alla classica scena di A qualcuno piace caldo, in cui l'abito bianco di Marilyn veniva sollevato dalla corrente d'aria. Ma il video feticista, con buone probabilità, non è un nostalgico della vecchia Hollywood: è uno deciso a colpire ancora. Anche perché di grate come quella, a Manhattan, ce ne sono più di diecimila.

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