«Le donne? Veloci ma con un difetto: pensano troppo»

Gli uomini? «Non mi piace che mi stiano davanti, preferisco sorpassarli». Le donne al volante in città? «Fonte di mille distrazioni, per sé e per gli altri. Ho visto di tutto, ma non fatemi dire nulla». La vita? «Va presa con determinazione, coraggio, e anche una buona dose di incoscienza. Detesto i mollaccioni. A me piacciono le emozioni forti. Io sono così».

Rettilineo, curva, altra curva, chicane. Accelerazioni (tante), frenate (poche).

Giusto quando occorre, se proprio occorre. Il pensiero di Michela Cerruti, 29 anni, la più forte pilota italiana e sicuramente una delle prime in Europa, viaggia così. Ad alta velocità.

Come lei, come il suo mondo. Tutto rigorosamente scandito dal suo temperamento e dalla sua rotonda schiettezza. Tutto al naturale. Come lei, appunto. Che si presenta senza un filo di trucco nella lounge Lamborghini per incontrarci durante le gare del Campionato GT Series 2016, sul circuito Paul Ricard di Le Castellet. Un fresco matrimonio agonistico con la Casa di Sant'Agata Bolognese che le affidato quel gioiello di ingegno, di design che è la Huracan GT3 .

Merito del padre Aldo, meglio conosciuto come «Baronio», campionissimo sulle vetture turismo degli Anni Settanta, se si è messa a correre e, soprattutto a vincere? «Mio padre decise solo di iscrivermi ad un corso di guida sicura nel 2006, l'istruttore Mario Ferraris lo convinse che avevo del talento,che potevo farcela, ed eccomi qui». Laureata in psicologia, proviamo a sottoporla ad analisi: Perché definisce liberatorio correre? «Perché mi rilassa, perché quando sono alla guida penso solo a guidare e a correre. Me ne resi conto quando un fidanzato mi piantò in asso. Sprofondai in piena crisi post-adolescenziale. Allora salì in auto, accesi il motore, cominciai a guidare e a correre. La mia rabbia pian piano svaniva e lasciava il posto ad una sensazione meravigliosa. Una sensazione liberatoria, appunto. Guidare per me è come stare in un posto in cui stai bene. Massimo relax, massima serenità». Michela pilota e tanti piloti maschi attorno. Bene o male? Invidia o rivalità? «Mi piace tantissimo lavorare con gli uomini ma quante volte ho pensato: cavolo mi piacerebbe in corsa ragionare come un collega pilota uomo. Ragionare, cioè, diciamolo pure, più semplicisticamente. Noi donne, in generale pensiamo decisamente troppo, mi piacerebbe, al volante, avere quella mente maschile un po' più basica. Mi aiuterebbe a guadagnare qualche decimo di secondo in pista».

GVIL