Donzelli, obbiettivo sugli anni ’50

In duecento scatti raccontò l’Italia candida e affaticata uscita dalla guerra

Barbara Silbe

È l'Italia candida e faticosa del Dopoguerra e degli anni Cinquanta quella che per prima emerge dalle immagini di Pietro Donzelli. È un Paese composto, traghettato verso il futuro soltanto dalla dignità di un popolo ancora povero e alla ricerca di un'identità. Sono circa duecento gli scatti esposti alla Galleria Gruppo Credito Valtellinese di corso Magenta 59, tra vintage prints e stampe recenti, per la prima ampia retrospettiva italiana dedicata al maestro scomparso nel 1998.
Donzelli nacque a Montecarlo nel 1915, si trasferì a Milano quando era ancora bambino e già negli anni Trenta si avvicinò alla fotografia, sia come artista che come promotore di altri talenti. Grazie alla sua attività (fu fotografo, ma anche editore, critico e curatore di mostre), le opere di grandi nomi internazionali dell'obiettivo iniziarono a diventare noti anche da noi: Dorothea Lange, Alfred Stieglitz, Bill Brandt, Willy Ronis e i fotografi dell’americana Farm Security Administration, per citarne alcuni.
Donzelli era un uomo colto, ironico e molto curioso. Era interessato a tutte le tendenze delle epoche nelle quali visse, dal documentarismo di estrazione neorealista al surrealismo, dalla fotografia americana rivolta al sociale fino all'umanesimo di stampo francese (di Doisneau e Lartigue prevalentemente). Anche la sua personale ricerca è spesso rivolta all'individuo, alle genti del Delta del Po, alla pianura, ai mercati, alle chiese, alle spiagge e alle osterie. Molte sono anche le inquadrature dedicate al capoluogo lombardo, dove visse per cinquant'anni. In questa mostra, a cura di Giovanna Calvenzi e Renate Siebenhaar, che finalmente lo restituisce alla meritata notorietà, sono esposti scorci della Fiera Campionaria, del Parco Sempione, della sua casa. La rassegna sembra percorrere un viaggio immaginario, nello spazio e nel tempo, lungo tutto lo Stivale e alla scoperta di molti scorci dell’Europa. L’autore, che ebbe anche il merito di rinnovare la tecnica fotografica, era ammaliato dal Sud, dalla Sardegna e dalle sue miniere, da Napoli, dalla Calabria, dalla Sicilia assolata. Stupefacenti sono, infine, alcune sue riprese attente a volumi e geometrie, luci e ombre di taglio, come facevano Lucien Hervé e i reporter di architettura.
L’antologica rimarrà aperta, con ingresso libero, fino al 29 aprile, dalle 12 alle 19; chiuso domenica. Per informazioni, tel. 02-48008015. Catalogo edito da Contrasto, che propone una selezione di 130 immagini e un’autobiografia illustrata che Donzelli scrisse nel 1997, un anno prima di morire.