Il doping di Baldini è un intrigo internazionale

La procura del Coni sembra credere all’innocenza del fiorettista: l’ipotesi è un complotto di una squadra rivale

da Roma

Domani la pedana della Fencing Hall di Pechino aprirà i battenti, ma il suo fioretto non ci sarà. Andrea Baldini è stato vittima di un complotto, continua a ripeterlo da una settimana. Da quando cioè il suo sogno a cinque cerchi si è rotto con la positività al furosemide.
Ieri lo schermidore azzurro, davanti alla procura antidoping del Coni, che lo ha ascoltato come persona informata sui fatti e non perchè indagato (sulla positività si esprimerà a fine Giochi la Fie, federazione internazionale di scherma) ha ribadito la sua posizione. Approfondendo la pluralità di ipotesi alternative sulle cause che hanno determinato l’ingestione di sostanze non lecite. «Noi sosteniamo - ha precisato l’avvocato Bongiorno - che qualcosa assunto da Andrea sia stato inquinato, quindi alterato. Che questa alterazione sia dovuta a un soggetto terzo che ha fatto un atto scorretto (qualcuno aveva tirato in ballo anche il nome di Andrea Cassarà, chiamato di corsa a rimpiazzare proprio Baldini a Pechino, ndr) o che sia dovuta a una combinazione tra un farmaco lecito assunto precedentemente dall’atleta e i sali presenti naturalmente nelle acque, sono ipotesi alternative che richiedono approfondimenti seri».
La gamma di ipotesi non ha trovato insensibile il procuratore Ettore Torri, che sembrerebbe credere alla buona fede dello schermidore e che indagherà tenendo presente due elementi in particolare: la possibilità che il fiorettista livornese abbia inconsapevolmente ingerito acqua «inquinata» (in Ucraina scarseggia l’acqua potabile e il furosemide è inodore e liquido, l’avvocato della difesa ha già richiesto il profilo ormonale dell’atleta al laboratorio di Praga) tanto più tale sostanza viene utilizzata in agricoltura e zootecnica; l’ipotesi di un complotto contro gli italiani ordito non da compagni di squadra, ma da qualche avversario che non voleva in gara Baldini.
«A me non piace parlare di complotti o di trappole, tanto meno accusare qualcuno senza avere delle prove - ha detto ancora il legale del fiorettista -. Però, per assumere una sostanza che alteri una gara, serve un movente e Baldini non l’aveva. Primo perchè la gara in questione (gli europei a Kiev a luglio, ndr) era ininfluente visto che Andrea era già al comando del ranking mondiale e sarebbe partito per Pechino come testa di serie e, secondo, perchè nella scherma più che muscoli e fisico contano tecnica, tattica e abilità e non credo che esista una sostanza dopante che consenta di essere particolarmente talentuosi in tal senso. Dalle controanalisi poi non è emerso l’uso di nessuna sostanza dopante, solo la presenza di un diuretico (comunque vietato, ndr). L’ipotesi è che questo diuretico coprisse l’uso di doping, ma al momento agli atti c’è solo il diuretico e non quella sostanze che avrebbe coperto». Il prossimo passo, nelle intenzioni di Baldini e della difesa, è ottenere la formazione del tribunale internazionale e in seconda istanza l’eventuale ricorso al Tas.
E oggi alle 14 comparizione spontanea alla procura antidoping del ciclista Emanuele Sella, vincitore di tre tappe di montagna al Giro d’Italia e risultato positivo a un controllo antidoping. È verosimile che ammetta l’errore, confermando l’assunzione della Cera (sembra scontato che non chiederà le controanalisi). Ed è altrettanto verosimile che Torri gli chieda come e da chi si sia procurato il nuovo «additivo» per l’ossigenazione del sangue e se l’abbia usato anche al Giro. Intanto il Tribunale Nazionale Antidoping ha sospeso lui e Marta Bastianelli, l’iridata trovata positiva per colpa di un prodotto dimagrante.