Doping, blitz dei Nas nelle palestre 'gonfiate'

Arrestati 12 spacciatori, 64 i clienti indagati tra i quali sportivi,
body builder e anche transessuali. In manette il ciclista della nazionale
Gianni Da Ros, 23 anni, che dice: "Mi hanno messo in mezzo, non c’entro nulla"

Il nome grosso è lui, Gianni Da Ros, 23 anni, giovane promessa del ciclismo nostrano. Sognava Giri e Tour, ma ieri è finito in manette insieme ad altre 11 persone tra cui sportivi dilettanti, gestori e frequentatori di palestre nell’ambito dell’operazione «Muscoli e doping» condotta dai carabinieri del Nas e coordinata dal sostituto procuratore Gianluca Prisco. Ma il ventitrenne ciclista nega tutto: «In questa storia non c’entro nulla: mi hanno messo in mezzo. Spiegherò tutto al giudice» ha detto al telefono alla madre. A riferire la conversazione è l’avvocato del corridore della Liquigas, Maurizio Mazzarella: «In questi casi - ha detto Mazzarella - ci vuole prudenza. Mi sembra che ci sia un colossale malinteso anche perché il capo di imputazione sembra quello di aver alterato la prestazione agonistica col doping ai Mondiali su pista di Los Angeles, ma da quanto mi consta Da Ros a quella competizione non ha partecipato». Le Iene ci avevano visto giusto. È stato il reportage sul traffico di sostanze dopanti in un Vitamin Store di Milano, andato in onda il 7 marzo 2008, a mettere sulla buona strada gli inquirenti. Le complesse investigazioni, durate mesi, si sono concluse ieri mattina all’alba col blitz . Sono state trovate circa 50 confezioni di medicinali a effetto dopante, alcune di importazione estera, mentre altre acquistate in locali farmacie grazie a ricette mediche false. Prodotti come il Winstrol (steroide anabolizzante) e il Decadurabolin (nandrolone), che a detta del comandante del Nas Paolo Belgi «danno problemi cardiaci, al sistema scheletrico, renale, nervoso centrale e creano pure una sorta di dipendenza in chi li consuma». Dalle intercettazioni telefoniche è emerso come gli indagati adottassero un particolare codice per scambiarsi informazioni. Così frasi tipo «aggiungi altri due buttafuori da mettere alla destra del palco» o «mi serve Debora», erano in realtà richieste di ulteriori sostanze dopanti da immettere sul mercato. Il giro d’affari è stimato in diverse centinaia di migliaia di euro. Ad approvvigionarsi dall’organizzazione erano sportivi professionisti, semiprofessionisti e dilettanti, ma anche body builder, clienti di palestre del Nord Italia e transessuali. Sei i capi d’imputazione mossi agli arrestati, tra cui l’esercizio abusivo delle professioni di farmacisti e medici, la falsificazione di ricette mediche finalizzata all’acquisto di sostanze dopanti, la ricettazione di farmaci e l’importazione da Paesi stranieri (Ucraina ed Egitto) di medicinali. Per Da Ros e altri 10 il gip Andrea Pellegrino ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Altre due persone invece erano state precedentemente colte in flagranza di reato, perché trovate in possesso di un ingente quantitativo di anabolizzanti: una delle due è stata fermata, mentre per l’altra il gip ha disposto l’obbligo di firma. La Federciclismo e la Liquigas, la squadra di Da Ros e del redento Ivan Basso, hanno subito sospeso il corridore, così come il team aveva fatto in precedenza con un altro suo ciclista finito nell’occhio del ciclone, lo spagnolo Beltran.