Doping, caccia aperta allo spagnolo Valverde

da La Maddalena
Prossimo bersaglio grosso? Alejandro Valverde. Dopo Jan Ullrich e Ivan Basso, ora è il campione murciano ad essere guardato con la lente d’ingrandimento. La caccia al terzo big del pedale, francamente tardiva, finalmente comincia. Questo è quanto emerge da indiscrezioni di un alto dirigente del governo mondiale della bicicletta.
Ieri alla Maddalena c’era anche il numero uno del ciclismo mondiale Pat Mc Quaid: goffe e poco convincenti le sue parole, tutte indirizzate a Ivan Basso «capace di mentire ad oltranza e al quale noi non concederemo alcun tipo di sconto». Ma al momento nessuna parola sugli altri nomi, sulle seimila pagine che conterrebbero altre sigle, altri nomi da decrittare e attribuire ai corridori sospettati, che sono più di cento.
Da tempo, da quando questo scandalo spagnolo di rilevanza mondiale, conosciuto come «Operacion Puerto», è scoppiato, il nome di Alejandro Valverde è sulla bocca di tutti. I maggiori media spagnoli hanno collegato la sigla Valv-Piti a lui. Come «Birillo» era il nome del cane di Ivan Basso, così «Piti» è il nome del cane di Valverde. Il varesino è stato trucidato, messo a nudo, per lo spagnolo si è usato il silenzio, l’indifferenza, soprattutto una prudenza eccessiva, per questo sospetta.
In Spagna, al momento, nessuno ha mosso un dito. La Federazione spagnola fa finta di nulla, l’Uci di Pat Mc Quaid non è mai apparsa forte, convincente in materia. Adesso, però, qualcosa si muove e si viene a sapere che entro due mesi anche sul fuoriclasse spagnolo si poseranno le attenzioni e gli occhi di tutti. I più indispettiti e rigorosi pare siano proprio i suoi datori di lavoro, una banca francese, la Caisse d’Epargne, diretta da quella vecchia volpe di Miguel Maria Echevarri, mentore di Miguel Indurain. Il Napoleone del ciclismo, questo piccolo grande uomo delle due ruote, tace, ma i dirigenti francesi stanno facendo di tutto per estromettere dalla società spagnola sia Echevarri che il suo pupillo, nel tentativo di mettere un po’ di chiarezza in un mondo che è ancora troppo ancorato a modi e logiche vecchie.
«Basso non ha fatto il Giro, Valverde non correrà il Tour», questa è la previsione di chi vive quotidianamente nel Palazzo che conta del ciclismo. Noi ci auguriamo molto più semplicemente che si faccia un po’ di chiarezza e di giustizia: per tutti.