Doping, deferita tutta la famiglia Bernucci. Suocero compreso

Incominciamo con le buone notizie: il babbo non c’entra assolutamente niente. Quelle brutte? Il resto della famiglia Bernucci, corridore professionista da nove stagioni, è totalmente coinvolta in questioni di doping. Questo è almeno ciò che ritiene la Procura Antidoping del Coni, sulla base anche degli elementi emersi dall’inchiesta della Procura di Padova condotta dal pm Benedetto Roberti. Ma andiamo per ordine. Ieri la Procura Antidoping del Coni ha deciso di deferire al Tribunale Nazionale Antidoping del Coni un’intera famiglia: quella di Lorenzo Bernucci, ligure di Sarzana, nove stagioni da professionista, una vittoria di tappa (quella di Nancy) al Tour de France del 2005, quando vestiva la maglia della Fassa Bortolo. Poi guai con il doping (un anno di squalifica): al termine della terza tappa della Vuelta a España 2007, la sua squadra, la tedesca T-Mobile decide di licenziarlo in tronco ed estrometterlo dalla corsa. Il corridore spezzino aveva infatti fatto ricorso ad un integratore non dichiarato durante il Giro di Germania 2007 ed era di conseguenza risultato positivo alla sibutramina. Per lui un anno di stop e l’inizio di una serie di guai che lo porta ad essere una delle figure centrali dell’inchiesta di Padova ­ ancora in corso - condotta dal pm Benedetto Roberti.
Corridore discreto, senza lode e senza infamia, ora rischia una sospensione di sei anni, unitamente a sua moglie Valentina Borgioli, al fratello Alessio Bernucci, alla mamma Antonella Rossi e al suocero Fabrizio Borgioli. Lo stop complessivo chiesto con il deferimento dalla Procura al Tribunale nazionale antidoping (Tna) è di 22 anni: 6 appunto per il ciclista, 4 per ognuno dei parenti. Questo per quanto riguarda la giustizia sportiva, poi ci sarà tutto l’iter di quella ordinaria.
Tre i capi di imputazione per la moglie: possesso, traffico e somministrazione. Due per la mamma: traffico e somministrazione. Solo somministrazione per il fratello e il suocero. L’unico tesserato è Lorenzo Bernucci, ma la Procura chiede espressamente che a tutta la famiglia Bernucci venga impedito di frequentare in Italia gli impianti sportivi, gli spazi destinati agli atleti ed al personale addetto, ma anche di prendere parte a manifestazioni o a ricoprire ruoli federali di qualsiasi tipo o natura. Per essere più chiari: una famiglia non più gradita allo sport italiano. Fino a ieri il coinvolgimento si limitava ai fratelli, alle mogli, come nei casi eclatanti di Raimondas Rumsas o Dario Frigo, per i quali le rispettive mogli sono state anche arrestate. Da ieri sul banco degli imputati ci è finito in pratica un intero albero genealogico. Escluso il babbo.