Doping e arbitri Ora Torino riapre l’inchiesta

Roberto Bonizzi

Torino torna in campo. Il gip Elisabetta Chinaglia, accogliendo la richiesta del procuratore capo Marcello Maddalena, riapre il fascicolo 14347/04: quello sulle designazioni arbitrali pilotate. Lo stesso procedimento che lo stesso giudice aveva archiviato nel settembre del 2005 con un non luogo a procedere perché non si erano trovati gli estremi di reato. La riapertura è dovuta ai «fatti nuovi». Le scoperte della Procura di Napoli legate alla «cupola», ben ramificata, dell’ex dg della Juventus Luciano Moggi. Inchieste gemelle, con i giudici piemontesi che, oltre all’associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva, ipotizzano anche la violazione della legge sul doping (norma in vigore dal 2000). Nei prossimi giorni i magistrati torinesi, con una molto calcistica entrata in tackle, chiederanno gli atti ai colleghi del Tribunale di Napoli. In caso di (molto probabile) risposta negativa, sarà la Corte di Cassazione a dirimere il conflitto di competenza e a stabilire chi deve proseguire nell’indagine sugli scandali del calcio.
Il fascicolo 14347/04 era stato aperto il 30 giugno 2004 dal sostituto procuratore Raffaele Guariniello, che aveva fatto mettere sotto controllo alcuni telefoni. Due anni fa sul registro degli indagati erano finiti in quattro. Oltre a Moggi, anche l’ex designatore degli arbitri Pierluigi Pairetto, l’allora amministratore delegato della Juventus, Antonio Giraudo, insieme al medico sociale dei bianconeri, Riccardo Agricola. Oggi il numero rischia di lievitare, e non di poco, considerato che a Napoli si procede a carico di 41 persone. Il procuratore Maddalena ha allegato agli atti l’invito a comparire per tutti gli indagati, firmato dai pm napoletani Luca Palamara e Maria Cristina Palaia. Più tutte le informative dei carabinieri di Roma pubblicate in questi giorni da tutti i giornali.
Totalmente nuova la questione del doping. Al centro le telefonate tra Moggi e Agricola con Innocenzio Mazzini, vice presidente della Figc, e Raffaele Pagnozzi, segretario generale del Coni. La Juventus voleva sanare a posteriori l’uso di una pomata proibita non dichiarato prima dell’esame antidoping. Era il 17 novembre 2004, pochi giorni prima della condanna, sempre da parte del Tribunale di Torino, del medico bianconero per un anno e dieci mesi. Tutti i protagonisti verranno nuovamente interrogati. Tra gli altri casi trattati in quella fase dell’indagine sui farmaci proibiti, erano emersi anche i valori sanguigni di Giorgio Chiellini («per una possibile assunzione di eritropoietina») e la somministrazione di analgesici e antinfiammatori «molto tossici e potenzialmente pericolosi» a Pavel Nedved. Allora il procuratore si era fermato. Oggi si ricomincia.