Doping, eccone un altro Anche Sella positivo alla Cera

Cadono come mosche. E ogni caduta è ormai una notizia bellissima, perché conferma che per i furbetti del rabbocchino la ricreazione è finita. Se vogliono continuare, devono diventare molto, ma molto più furbi: un livello di scaltrezza probabilmente superiore al loro stesso talento da ladri di galline.
Allora, prendiamo il libro nero e aggiungiamo un altro nome: Emanuele Sella. Ma sì, lo scalatore col faccino da bimbo che tanto ha intenerito al Giro, perché sempre pronto a scattare in montagna e a sparigliare i giochi tattici dei big. Personaggio positivo, lo bollarono allora gli agiografi dal ciglio umido. Molto positivo. Positivo alla Cera. È l’Epo di terza generazione, brillantemente salita alla ribalta del Tour con l’altro nostro fenomeno, Riccardo Riccò. Sella scivola su un controllo a sorpresa del 23 luglio, trappolone teso dall’Uci proprio a casa sua, nel Vicentino. Con estrema fatica, per puro dovere d’ufficio, va registrata la sua prima reazione. «Non è vero niente». Già sentita, tant’è che la Csf Navigare l’ha subito sospeso. Passiamo ad altro. Passiamo soprattutto a questa meravigliosa stagione di rivincita dell’antidoping. Come dice Gimondi, è persino auspicabile «che altri casi escano presto, così da chiudere il discorso una volta per tutte». Come dice il presidente federale Di Rocco, «la battaglia continua, per convinzione o per forza dovranno capirla». S’è detto che negli ultimi anni gli atleti hanno giocato al gatto col topo, ovviamente nella comodissima parte del gatto. Ecco: il topo non è più così topo. S’è rotto l’anima di essere topo. Diciamo che pure l’antidoping ha deciso di doparsi, per giocare almeno ad armi pari: da qualche tempo, la Wada ha stretto un patto d’acciaio con la Roche, il colosso farmaceutico che produce la Cera. I nostri eroi, che credevano di avere scoperto un’altra pozione magica, si sono così trovati con la zampa nella tagliola: l’accordo tra Wada e Roche prevede infatti di inserire nel farmaco delle molecole spia che ne permettono la riconoscibilità. Al Tour, primi caduti: Riccò su tutti (commento di Sella: «Una sconfitta per il ciclismo». Ma faccia il piacere). Poi, il resto: non appena l’esame s’è reso disponibile su larga scala, l’Uci ha cominciato a ripescare anche i fenomeni del Giro, usciti indenni dai test di maggio. Per loro sfortuna, la Cera resta in organismo a lungo. Così, altro bersaglio centrato in pieno: Emanuele Sella, signore delle cime, mille scatti e tre tapponi vinti, maglia verde degli scalatori, peraltro tra i sospetti della concorrenza, termina qui la sua epopea. Che caso: a fine luglio non era partito nelle gare dov’era iscritto, giustificandosi con una tendinite. Alle volte, le coincidenze.
Anche a lui, ora, resta aperta l’unica strada concessa a Riccò: confessare. Ma non d’essersi dopato, perché questo già lo sappiamo tutti quanti. Confessare cose più serie: chi, come, quando gli ha procurato la roba. Altrimenti, può solo andare a nascondersi.