Doping, Riccò tornerà tra 2 anni e riesce anche a lamentarsi

Potevano radiarlo, ma lui è deluso: «Non hanno premiato la mia lealtà». Quale?

Si dice «deluso e amareggiato», i suoi avvocati parlano di «lealtà non premiata». Avanti di questo passo non è detto che alla fine non riescano nel capolavoro: pretenderanno pure le scuse. Riccardo Riccò perderà i prossimi due Giri d’Italia e i prossimi due Tour de France, ma vince a mani basse la maglia gialla della faccia tosta. «Mi aspettavo più comprensione. Allora non mi pentivo, e a questo punto mi viene anche voglia di smettere», dice il corridore.
Due anni di stop. La batosta è arrivata dopo una camera di consiglio di circa un'ora: il Tribunale nazionale antidoping ha squalificato il corridore modenese per 24 mesi. Quattro in più dei 20 richiesti dalla Procura e sei in meno della pena massima per le due violazioni che gli venivano contestate. Il 25enne di Formigine è stato condannato a 18 mesi per la doppia positività all’Epo di ultima generazione (Cera: l'8 e 13 luglio) e ad altri sei per la frequentazione del noto medico abruzzese Carlo Santuccione, già squalificato a vita.
In attesa delle motivazioni, che dovranno pervenire entro un mese, nel dispositivo si attesta che è stata riconosciuta la «diminuente» per la collaborazione fornita da Riccò durante le indagini durate le quali ha fatto anche il nome del suo ex compagno Piepoli e di un massaggiatore amico. Ed è proprio grazie a questa collaborazione - bisogna chiarirlo - che ha evitato la radiazione: tornerà alle competizioni il 30 luglio del 2010. A 27 anni e con una vita davanti. Ma lui si lamenta: «Sono molto deluso e amareggiato, mi aspettavo maggior comprensione». Aggiungendo, per fortuna, «però ho sbagliato ed è giusto che paghi». Alessandro Sivelli, il suo difensore insieme alla collega Valeria De Biase, parla invece subito di una sentenza «sconcertante» e annuncia l'intenzione di presentare ricorso al Tribunale arbitrale dello sport di Losanna: «Riccò ha pagato il prezzo della sua lealtà, che non è stata premiata». Parlare di lealtà, dopo quello che Riccò ha fatto, suona quantomeno stridente e fuori luogo. Un atto di pentimento, adesso, sarebbe invece l’atteggiamento più consono ad un corridore ancora molto giovane. Telegrafico - in questo senso - il commento del neocampione del mondo Alessandro Ballan: «Con tutti i controlli che facciamo, solo un pazzo può pensare di farla franca. Adesso è inutile piangere sul latte versato». E sulla chiusura dell’«Operacion Puerto» da parte del governo spagnolo, l’iridato dice: «Non è giusto: c’è chi ha pagato e chi no». Ed è così che poi nascono i Riccò.